Delicato e gentile poeta, scrittore e memorialista Triveneto, nato nel 1916 e morto nel 2008 in Italia a Roma.

La sua vita è composta di almeno tre sensibili fasi.
La madre Erica di Monticello Conte Otto, che ha parenti presso la famiglia di un combattente veterano della Osterreich Venezianische Kaiser Marine distintosi in guerra contro gli Italiani(*), ha un carattere energico e dominante. Sogna già per il piccolo Ettore una carriera di ufficiale a bordo di una bella nave della Marina. Il padre di Ettore porta il nome del noto pittore Cremonese, allievo del Farnese, Giovan Battista Trotti, il cognome adottato dal pittore nel periodo Veneziano.


E per quanto di semplice e sola casuale coincidenza si possa parlare confrontando le foto della moglie di Ettore Malosso, madre del compositore e direttore d’orchestra Franco von Rosenfranzc

con quella di Rosa Luxemburg, non si può esimersi dal notare quanto la somiglianza fra le le due donne sia straordinaria.

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(*) In realtà le famiglie sono 2. La prima un marinaio Veneziano distintosi a Lissa. La  seconda doveva essere la famiglia Greco Veneziana dei Canareti il ceppo poi venezianizzatosi in Canaris o Kanaris. Singolare coincidenza è che fu proprio il potente Ammiraglio e capo del servizio segreto tedesco, che in veste di giudice, assolse gli assassini di Rosa Luxenburg. Cosa c’entra Rosa Luxemburg qui? Rosa che potrebbe essere stata parente di 6° grado del suocero di Ettore Malosso, Luigi Maltarello dei Rosenfranz, produttore in Westfalia, titolare dell’omonima grande fabbrica di pianoforti Viennesi, figlio dei Vincenzo e nipote del compositore Luigi Maltarello .

Ma ritornando ai Canaris,, a questa  famiglia di Navigatori, Ammiragli, Pirati e Politici, direttori d’Orchestra, noto fu il conflitto tra Wilhelm Canaris e Reinhard Heydrich a causa del nipote Costantin. Il conflitto ebbe probabili origini di conflittualità genitoriale derivate da carriere musicali in competizione fra i genitori delle due famiglie, che culminarono con lo scambio di reciproche accuse di ebraismo montate ad hoc per affossare l’antagonista. Curiosa comunque è la storia di questa famiglia di origini Greco Egiziano Veneziane i cui molti membri vissero di più in mare che a terra, a causa della distruzione, soprattutto nel conflitto con la Turchia, delle loro native isole di origine, mentre essi erano impegnati in mare .
Gran parte dei membri della famiglia fu in parte asservita al Grande Sacro Romano Impero Tedesco .
Altri Canaris solcando i mari prendettero dimora perfino nel mediterraneo occidentale, così ivi disperdendosi, costituirono un loro ceppo anche al di fuori della Repubblica Veneziana, in Westfalia, in Francia, in Italia presso il lago di Como (carteggio Fogazzaro.Maltarello), in Corsica. Quello Corso, è lo stesso ceppo da cui deriva Napoleone Bonaparte, in cui possiamo rilevare anche delle affinità di somiglianza d’espressione con il Costantin Canaris dirigente della Henkel Werke Westfalia.
Curiosità: nel Film ” La figlia del Generale “ il regista Simon West ha adottato l’attore James Cromwell nel ruolo del Generale ispirandosi all’immagine Canaris.

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Dalla preistoria, l’uomo originalmente non era violento. Nelle società matriarcali, le guerre non c’erano. Solo con l’accumulo dei beni, conquistati inizialmente con le sole parole, si apre la  premessa alla violenza. Nel merito, consiglio  agli appassionati della materia, letture o visione del film:”I 4 cavalieri dell’Apocalisse”(Cavalieri di S. Giovanni “maledetti  per 7 anni” …). Essi rappresentano  davvero  il continuo conflitto fra bene e male. Fra dominati e dominanti.  Il fillm è ambientato anche durante la  seconda guerra mondiale.
Suggerisco anche visone di questo video ai miei lettori
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Nel caso di  Ettore Malosso  non mi è stato  possibile arrivare alla preistoria,  ma lo ripeto, egli ha nel  suo albero   genealogico la più grande serie di pacifisti ed insieme di  guerrieri che in nessun altro ho trovato.

Ettore Malosso (1916-2008), Generale di Squadra Aerea discende dal reggente Austriaco di Karl VI von Habsburg, Imperatore del Sacro Romano Impero (Wien,1685-Wien 1740) Luigi Trotti (1708-1791), figlio di Giovanni Battista, a sua volta nipote di “GiovanBattista Trotti *(Cremona, 19/09/1556 – Parma,11/06/ 1619) ) pittore  (ramo Veneziano ). Questo ramo dei Trotti discendeva dal condottiero Bavarese Ulzio Trottinger, promosso in campo di battaglia :“Feldmarschal Veronese”.  Fedelissimo dei    Conti Visconti  di Milano  per vittoriosi combattimenti  a Padova in località Brentelle.

Fu il  mediatore della Tregua di Vicenza durante l’assedio della città (1387 -Armistizio di Porta Nuova -Vicenza).

Ulzio era il figlio del Boemo  Germanico Konrad  Graf von Trottinger.
Il quadrisavolo di Ettore Malosso (Trotti)  tale ” Canarisi”, era invece un imprenditore e filantropo che si era espanso a seguito della rapida affermazione a Venezia dei Conti Contarini. Avviò quindi con successo una produzione e commercio di stoffe, alcune anche destinate agli appalti per uniformi militari  che, sempre  grazie alle relazioni dei  Contarini –  Camerini, vennero soprattutto  esportate per via  fluviale  in particolare solcando, attraverso  le province bagnate dal Reno in  Austria e Prussia,   tra il Veneto,  le  provincie di Varese e Lecco,  ma anche nel Mediterraneo in Croazia e Grecia.
Morì nel 1699 in seguito a ferite riportate trovandosi nel mezzo di un combattimento navale tra la flotta Turca contro la  flotta Veneziana, accaduto 4 anni prima, precisamente nel 1695 presso l’Isola di Lesbo nel  Canale di Mitilene (Attuale Grecia ) e la lasciando orfano e senza dote il  trisavolo di Ettore  Malosso.
L’altro Ettore Malosso-Trotti, dal cui cognome sempre discende il pilota da caccia Ettore Malosso,  pronipote di Ulzio, era un Tenente  di cavalleria  in servizio presso il presidio austriaco di Trento.
Nel 1848, durante un periodo in cui operava come ufficiale alla scorta degli Asburgo presso il castello del Catajo a Battaglia Terme,  compromessosi pesantemente per via di  una relazione amorosa con una nobile Veneziana, disertò.
Sembra che la nobildonna Veneziana  fosse  un’agente di  rivoluzionari, perdutasi amorevolmente di lui, dalla cui relazione nacque un  illegittimo.  Compromesso com’era, Ettore non ebbe altra scelta che passare al servizio degli insorti rivoluzionari  Bresciani e Ticinesi  aizzati dai Savoia contro il  Governo Centrale.
Nominato Colonnello sul campo e comandante del Contingente dei Corpi Volontari Lombardi, vennero a lui destinate azioni di  spionaggio e disturbo atte a interrompere i rifornimenti austriaci da Vienna verso Verona. Rientra quindi nell’area tirolese dove opera va assieme a Luigi  Blondel, nipote dello scrittore Alessandro Manzoni.
Moriranno entrambi.
Il Malosso e parte della sua compagnia caddero feriti a Cles nel Tirolo del Sud. Pur dimostrando un’altra identità, essi vennero riconosciuti  da  ex  camerati  che li segnalarono al  comandante Colonnello Meltzler. Malosso. Quale disertore, venne subito  finito alla baionetta, mentre il nipote di Manzoni, dopo aver regalato il proprio orologio al suo carnefice, venne fucilato a Trento dal  tenente Burlo, ufficiale dei Franchi Tiratori di Bolzano, in segno di  fedeltà  al Governo Austriaco.
Parallelamente al Boito, che ambienterà il fatto nel 1866 e comunque in un’ altra epoca, Visconti si imbatté probabilmente nella  sfortunata vicenda del Tenente Malosso a causa dell’ interessamento che egli aveva per la genealogia della sua famiglia. Una famiglia  che lo portava inevitabilmente all’Opera dei Promessi Sposi e all’ammirazione ed allo studio del Manzoni, lo scrittore che aveva elogiato il personaggio del suo avo Francesco Bernardino Visconti  (l’Innominato).
Il personaggio e la personalità affascinante del  tenente colonnello Malosso, compagno dello sfortunato nipote di Alessandro Manzoni  furono l’elemento ispiratore della novella “Senso” dello scrittore ed architetto Arrigo Boito .“Senso “poi ripreso dal regista Luchino Visconti  che  lo inserisce nel film  col nome di Franz Mahler.
Nel film, l’occhio del critico esperto, può riconoscere che sono presenti in alcune scene le sensazioni ed esperienze personali che Visconti stesso ebbe modo di vivere nella breve prigionia che subì durante la seconda guerra mondiale. Per esempio, chiedendo ed ottenendo, tra l’altro, l’incarico di documentare e filmare l’esecuzione per fucilazione proprio di Pietro Koch,  l’ufficiale accusatore che pochi mesi aveva condannato a morte  lui stesso. Visconti, oltre che regista, era uno studioso appassionato.  Amico ed estimatore  di Arturo Toscanini, veicolò il tentativo di salvezza della Fabbrica di Pianoforti Rosenfranz -Maltarello di Luigi Maltarello, amico del figlio di Thomas Mann, il genero di Ettore Malosso, al suo Tenore preferito Aureliano Pertile nel 1934 riuscendo a conoscere e consultarsi con l’allora l’appena promosso capitano pilota Ettore Malosso, quand’egli era comandate dell’aeroporto  a Lonate Pozzolo. Visconti, nei suoi film, per le scenografie e gli arredi  di riferimento  impiegava esclusivamente oggetti  auntentici di indubbia tipologia. Egli amava introdursi nelle trame biografiche dei suoi personaggi, fornendo agli attori le chiavi interpretative il piu possibile prossime alla realtà, da quella di Thomas Mann, nel suo Buddenbrook, alla identità di Wagner nel suo Götterdämmerung. Erano gli anni in cui meditava di rappresentare il suo Macbeth. Una storia di alta borghesia Milanese di cui egli stesso faceva parte. Ma la ricerca lo porterà in Germania dove, tra  il suo Ludwig e “La caduta degli Dei “, ricostruzione del Nacht der langen Messer, rappresenterà in realtà, pur con i nomi travisati dei protagonisti le vicende dei Krupp von Bohlen di Essen. Un percorso che lo porta attraverso il suo Film, tradotto ed uscito in Germania e Polonia “Tod in Venetig “, anche a permettere al Barone polacco Władysław Moes, detto Adzio, prima di morire, di riconoscersi nel ragazzo “Tadzio”, quando egli era stato in vacanza presso il Grand ’Hotel Excelsior di Venezia dove fu approcciato allo scrittore Thomas Mann. Prim a di cominciare le riprese del film, intraprese ricerche sia sulla famiglia Mahler che sulla novella di Boito, rintracciandone infine fedelmente i reali personaggi dell’epoca che avevano ispirato il romanzo di Boito stesso.Visconti arrivò perfino a riconoscere il nome dell’aristocratica veneziana, amante del  tenete Malosso, la cui fucilazione, fortemente voluta dalla censura preventiva, lui non avrebbe voluto rappresentare   nel suo  “Senso”. ( http://www.youtube.com/watch?v=kFA0tDnZD5I).alida-valli-e-farley-granger-in-una-scena-di-senso-201_medium Dell’aristocratica Veneziana e della sua relazione col Malosso, Visconti  tuttavia, da gentiluomo riservato e nobile di cuore quale egli era, non consegnò mai alla storia completamente le sue scoperte e così preservando  il medesimo silenzio del Boito,  si portò con se  fino alla morte la sua preziosa ricerca .
*Giovan Battista Trotti, fu un pittore molto presente anche nel Veneto, soprattutto a Venezia. Era  il pittore cremonese che  su procura dell’Architetto Andrea Palladio (che fu il padre dell’Architettura USA,  quand’ essa lo imitò nello stile per la costruzione della White House). In stile  neoclassico egli avrebbe dovuto ultimare i dipinti e decorazioni di una parete mobile del Teatro Olimpico di Vicenza. Incarico che egli preferì girare a Vincenzo  Scamozzi.
BIBLIOGRAFIA E FONTI
1708
Luigi di Giovanni Battista Trotti, fedele agli Asburgo d’Austria, riceve da Carlo VI la carica di reggente del Ducato di Milano.
  1. Agostino Perini, Statistica del Trentino, vol.1, 1852.
  1. ^ Karl Schönhals (Freiherr von), Memorie della guerra d’Italia degli anni 1848-1849: Volumi 1-2, 1852.
  2. ^ Claudio Cesare Secchi, Luigi Blondel, nipote di A. Manzoni fucilato a Trento il 16 aprile 1848, Trento 1956. 
  3. Michele Napoleone Allemandi, I volontari in Lombardia e nel Tirolo nell’aprile del 1848, 1849.
  4. Federico Odorici, Storie bresciane, vol XI, Brescia 1856
  1. Carlo Moos, Intorno ai volontari lombardi del 1848, in Il Risorgimento, Milano 1984.
  1. ^ Carlo Moos, Intorno ai volontari lombardi del 1848, in Il Risorgimento, Milano 1984.
  2. Don Pietro Boifava di  Costantino Cipolla Antonio Fappani
  3. MORTE a Venezia   Svelato il vero volto di Tadzio

 Medail Cesare

Pagina 35
(16 dicembre 2001) – Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2001/dicembre/16/Morte_Venezia_svelato_volto_Tadzio_co_0_0112169185.shtml

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L”ADOLESCENZA  DI ETTORE IL FASCINO PER IL VOLO

Il padre di Ettore, un modesto funzionario governativo, in occasione di una gita in montagna, lo porta a visitare la filiale di una catena montaggio di aerei Aviatik.

Per il piccolo Ettore quella gita sarà indimenticabile e determinante per la sua inclinazione al volo.
Tre anni dopo la nascita di Ettore, il Tirolo Austriaco del Sud viene occupato dagli italiani.
Ettore a 5 anni è già un bambino precoce che scorazza verso confini prima interdetti.
Fra montagne, altipiani e pianure egli corre con una bicicletta più grande di lui con un amico ben più grandicello che possiede una motocicletta, una vera rarità per quei tempi. Un amico che conosce tutti i dismessi sentieri dei contrabbandieri. Ed è Ettore che procura il carburante per i due quando è libero dalle faccende domestiche: come? Con spericolate acrobazie in bicicletta su lunghe balaustre in discesa senza freni, planando infine dopo un volo senza danni. Un gioco che per posta ha la vita. Ma con i curiosi, arrivano gli scommettitori. E con gli scommettitori i soldi per il carburante che permette ai due amici di allargare il loro cerchio geografico esplorativo. Quant’è bella quella vita!.
Una mattina, mentre lo scatenato adolescente Ettore Malosso ritorna da un giro in bicicletta presso Trento, gli passa sopra, a bassa quota, il velivolo del grande Vate, Gabriele D’Annunzio.
Il giovane Ettore Malosso, è in bicicletta. Ma è giusto sulla cresta di una collina e, come meglio può lo insegue da una vallata ad un’altra. Chiede ai fattori che incontra:” Avete visto dov’è finito quel velivolo?” Di aerei in zona, come di campi di atterraggio non ne esistevano molti. I valigiani non lo capiscono bene. Infine ormai orrizzontandosi con le sole stelle, raggiunge la dimora di un ingegnere. Il suo nome è Giovanni Caproni.

A quell’epoca la giovane fabbrica Caproni è costretta ad affrontare enormi sacrifici. Caproni viene invitato a trasferirsi nel Tirolo del Nord, presso Innsbruck, in quanto le pretese territoriali Italiane vengono stabilite non più oltre il Brennero. Nasce una gara fra commesse italiane che non arrivano mai e le autorità austriache che fanno leva sullo spirito patriottico dell’imprenditore a restare austriaco.
Gli anni passano, circola la notizia che la fabbrica Caproni lascerà il suolo Italiano. Ma all’ultimo momento le  ripromesse commesse italiane arrivano. Ettore Malosso, alla fine della sua adolescenza lo raggiungerà nel nuovo attrezzato stabilimento a Milano-Linate.

Ettore non sa ancora che un giorno a guerra finita toccherà proprio a lui rimettere in ordine il disastrato aeroporto. Caproni gli indica la via per fare quello che per Ettore diventerà l’inizio di una vita straordinaria: Volando. Non sa ancora che i Caproni saranno proprio gli aerei in cui egli si forgerà.

Per i ragazzi, una volta era normale rendersi utili in famiglia fin da piccoli. Ma quando Ettore deve proprio rimanere in casa a studiare ecco che dai sui libri spuntavano sempre spezzoni di articoli giornalistici che trattano sulle spericolate acrobazie di Luigi Cei, il pilota che passava sotto i ponti della Senna, a Puteaux sopra l’Isola Rothshild.

Ancora, Ettore Malosso conserva le didascalie che riportano le gesta, quelle dello spericolato italiano che stupisce i parigini arrampicandosi col suo velivolo in vite intorno la Torre Eiffel, quindi ammira le imprese di Lindbergh, di Luis Bleriot, di Italo Balbo, di Guido Keller, di Anzani fino ai Balilla dell’Ansaldo, di Sir Denys George Finch Hatton in Africa  e le trasvolate di Arturo Ferrarin e di Herbert Cukurs. Legge Antoine de Saint -Exupery, alterna sport, studio ed in seguito insegnamento. Si sta avvicinando il periodo dell’arruolamento obbligatorio.

A 19 anni Ettore è ormai maturo per l’arruolamento temporaneo. La Marina Veneziana potrebbe rappresentare l’alternativa all’insegnamento poichè egli nel frattempo si è appena diplomato a pieni voti:  quand’ecco esce un bando di concorso Premilitare di Pilotaggio Aereo.

Ettore fa domanda. Si presentano 2000 candidati. Solo 10 saranno selezionati. Le prove sono estenuanti. I candidati dovevano riconoscere perfino le diverse lingue e dialetti sussurrati, quasi impercettibilmente, dall’istruttore a 10 metri di distanza.
Ettore però oltrepassa tutti i test vittorioso: è uno di quei 10, seguito da quello che sarà l‘amico camerata veronese di sempre Giorgio Bertolaso. Separati solo dalle diverse missioni, saranno infatti vicini per tutta la vita.

Nella sua formazione ed addestramento, Istruttore di Ettore Malosso  fu anche  Johann Widmer oltre ai  superiori  attestanti della sua affermazione quali Umberto Klinger e Ettore Cattaneo”.  A sua volta Ettore Malosso, finita la guerra  addestrò formando  piloti del calibro di Riccardo Peracchi.

LA  GIOVINEZZA – I PRIMI VOLI

IL fresco sottotenente pilota trascorrerà la sua gioventù a Bolzano nel Tirolo del sud, a Trento, a Vicenza, a  Venezia e a Trieste.

La bicicletta è ormai un lontano ricordo. Ama svolazzare solcando verdi vallate e spettacolari montagne con l’aria sulla pelle e la carlinga aperta. C’è chi pagherebbe un occhio della testa per farsi portare in volo da uno di quei piloti.
La sera a Bolzano le ragazze fanno la fila per avere informazioni sul giovane tenente pilota che col testo tradotto in italiano così scriveva a una di loro:

Nelle serate autunnali, i campi sottostanti arrossivano insieme ai pini … le foglie si mettevano da parte, ci davano il benvenuto incantate dal rombo dei nostri velivoli. Se poi spegnevamo il motore in atterraggio per non disturbarle, quelle ci usavano il riguardo di farci planare sul loro manto soffice. Nelle notti gelide di dicembre seguivo la mia amica luna che mi indicava la strada di ritorno per l’aeroporto tramutando in diamanti la candida neve sotto, quando il silenzio dominava padrone di tutto sopra la mia testa insieme alle stelle che sembravano brillare ancora di più, così vicine splendidamente adagiate, quasi ad aspettarmi all’imbocco dell’aeroporto per indicarmi la via da seguire. Le albe di primavera, invece erano fresche e deliziose al decollo. Ci lasciavamo dietro le nebbie sospese sui cespugli mentre nel varco che generavamo salendo ci  attendeva un defilè di sfavillanti colori sempre nuovi. Come era bello sentire il vento soffiarci addosso spingendoci addosso alle nuvole e aspettandoci laddove più venti, caldi e poi freddi ci spazzavano via. Eravamo pazzi e felici respirando tutto quel profumo con l’abitacolo aperto. Andavamo sempre a cercare di sbucare altre nuvole, le più scure giocavano fra loro impazzite per le attenzioni che richiedevamo. I fulmini brontolavano mentre sotto, campi e boschi guardandoci, cambiavano colore.
Infine, i voli estivi, quando per rinfrescare l’abitacolo bastava far entrare il profumo del vento, che ci portava quel particolare odore dei campi coltivati, come dei boschi  la fragranza dei pini, la maggiorana, il timo e tanti altri profumi che in quel generale risveglio inebriavano l’aria.
Spesso, davanti al privilegio da cui ero stato toccato e che mi permetteva di guardare tutto quel creato,  mi sentivo come un bambino che entrava nel giardino di Re Laurino senza permesso.

Così l’emozione prendeva il sopravvento, complici le mie picchiate, mi mancava il respiro tanto ero ebro della gioia che mi permetteva di assaporare quei momenti meravigliosi, di afferrarne tutta la loro bellezza, perfino dall’alto. Di vivere. Mi chiedevo chi per una qualche oscura ragione aveva potuto farmi dono di uno simile spettacolo, ricco di così tanti tesori, di tante leggere sensazioni.
In volo, la notte mi sembrava che 1000 occhi, eppure silenziosi a forma di nuvola, di stella, conoscessero benissimo il mio stato d’animo e che volessero condividerlo silenziosamente con me platonicamente, giocare con me, cullarmi con le loro carezze. Se provavo a distrarmi da loro, come un cagnolino trascurato, esse con un colpo di vento, richiamavano dispettose la mia attenzione, come un bambino che vuole mostrarti, farti udire, rendere partecipe di quelle cose che noi adulti non sentiamo più.

(E qui il lettore mi perdonerà se lo invito a rileggere queste parole che caratterizzano l’opportunità della meravigliosa” Vita Straordinaria”, rileggendole correlate dalla musica e dal video del Film “Out of Africa” di John Barry.

Vi consiglio di visionare questo link se volete lasciarVi trasportare dalle emozioni di quelle parole.

Un pomeriggio assolato Ettore Malosso esce da un negozio di ottica di Bolzano con una Laika, ottenuta a prezzo scontato grazie a Luis Trenker collega della regista Leni Riefenstahl, amico del padre di un suo collega di corso che ha uno studio di architettura nel Tirolo.
Ettore da quel momento fotograferà splendidi panorami, meravigliosi tramonti, file di uccelli in volo migratorio che cerca perfino di inseguire finchè può accorgersi del limite umano che l’uomo ha rispetto a loro.


Fotografa il contesto di tutti quei meravigliosi giorni e il piacere di perdersi fra le nuvole, fra i fienili della Val Gardena .


Annotando ogni cosa, si rammarica di non poter descrivere i profumi come essi meriterebbero. ( “Realtà forse” è un suo libro autobiografico che parla di quei momenti).
La gioia di Ettore una volta decollato dal quell’aeroporto di Bolzano, stretto fra le montagne con la neve o con le cicale, è quella di svolazzare su quei sentieri del Rosengarden Mendelpass.

Da lassù, anche l’Ortlless, il Lago Carezza, il Reschpass, tutto sembra più conquistabile.

E lui si sente il primo uomo che prova simili emozioni dall’alto. Ora non ha più la sua bici . Vola con tutti i tipi di aerei che gli capitano a tiro da quell’aeroporto stretto fra le montagne.
E’ l’uomo più felice della terra, la sua gioia è immensa, incolmabile. Nel suo libro autobiografico Ettore non fa meraviglia nel raccontare di aver trascorso, con beata incoscienza, una giovinezza davvero fortunata all’insegna della spensieratezza più completa.
Piroette, capriole, voli radenti a bassa quota fra valli scure e chiare, passaggi spericolati sotto i ponti che i gendarmi puntualmente annotano.
Completano il quadro dei rapporti di volo ufficiali di collegamento dell’Esercito portati in aria da lui, che si interrogano sulla condotta di questi stravaganti ufficiali, giacché ogni volta che essi si levano in volo, i velivoli si trovano stranamente in zona con turbolenze da far paura. Va da se che quando essi atterrano con Ettore, o con Giorgio sono bianchi come cadaveri.

E fra una poesia e un’altra, ho trovato anche questo scanzonato motivo che lui e la sua banda di colleghi monelli e spensierati, inneggiavano la sera gironzolando per Bolzano. Vale la pena di ascoltarla .Rende bene l’immagine della sua Epoca .

” Senti che puzza c’è in questa via, di certo è passata la fanteria .
Quando attraversiamo su un campo di grano, tutte le donne ci danno la mano.
E gira gira l’elica , romba il motor, questa è la vita bella la bella vita dell’aviator .
Gente che non fa niente , che non ha voglia di lavorar.
Alla Marina un pomodoro, all’Aeronautica Medaglia D’oro.
E gira gira l’elica romba il motor, questa è la vita bella la bella vita dell’aviator.
Gente che non fa niente che non ha voglia di lavorar”.

Al gran ballo del Circolo degli Ufficiali Piloti di Bolzano, conosce il suo primo amore. E’ la figlia del distributore alimentare che rifornisce di vettovagliamento tutto il Tirolo italico militarizzato.Tuttavia uno sfortunato incidente motociclistico cancellerà la ragazza dalla sua vita.

E’ sera di una calda primavera, Ettore è in sella alla sua BMW quando un’auto proveniente in senso opposto, non s’avvede dei due innamrati e li centra scaraventandoli giù per un burrone.

E’ il primo grande dolore per il giovane tenente pilota Ettore. Ma accade un episodio che non gli lascia il tempo di tormentarsi.

Per lui, quegli anni beati stanno volgendo alla fine ed anche quella pacchia del periodo di brevetto premilitare è giunto ormai al termine.

Agenti del servizio segreto militare lo contattano.
Cercano un pilota disponibile con doti psicofisiche di ferro. Dopo aver sostenuto positivamente un corso intensivo di spagnolo, un maggiore di collegamento con la Legione Kondor gli notizia della missione: deve prepararsi a raggiungere la Spagna per operare con piloti dell’Asse a fianco della Falange Franchista .
L’aeronautica, si sa, mantiene anche in guerra il primato di Arma Nobile. Così mentre la stampa di tutto il mondo da grande risalto al cavalleresco duello aereo fra Romano Mussolini e il pilota USA Derek Dickinson, testimoniata da aerei facenti da “padrini”i colleghi aviatori di Ettore, quella che viceversa si accinge a prendere parte Ettore è una missione estremamente segreta.
ll premio in gioco per quella operazione è che potrà divenire pilota effettivo di ruolo.
Gli mettono in mano una radio con cui potrà trasmettere dietro le linee nemiche .
Lo esortano a non avere scrupoli per uccidere pericolose persone nemiche dell’ordine che minacciano la nuova nata civiltà nazi-fascista. Persone che stanno attentando alla nuova pace mondiale.
All’aereo che deve trasportarlo vengono travisati i distintivi di appartenenza. E’già a bordo dello Junker che dovrà paracadutarlo dentro le linee ostili a Franco e alle forze Germanico-Italiche quand’ecco che interviene uno stop tecnico politico.
Sembra che unità francesi che controllano il Marocco trattengano sotto pressanti interrogatori l’equipaggio di un bombardiere atterrato in emergenza preso un loro aeroporto. E’ il bombardiere che gli ha di poco preceduti. Qualcuno, un editore o un giornalista fedele alle truppe avversarie ha parlato. E’ possibile che a bordo l’equipaggio atterrato in Marocco di emergenza, ci sia un collega del suo corso.
Potrebbero conoscersi.
L’ufficiale di collegamento in contatto con il corrispondente della Legione Kondor, impone la pausa.
Nello stesso tempo giunge un dispaccio alla Base aerea di Elmas.
La missione viene interrotta. Dato il carico bellico a bordo del velivolo, si profila un incidente internazionale .
Per Ettore Malosso questo significa il congedo.Ettore a questo punto è disposto a tutto per restare, anche alla perdita del  Premilitare.  E se il percorso è quello di  Herbert CuKurs, per certi versi storicamente considerato il prototipo opposto a quello di Antoine  de Saint Exupery, non ha molta importanza a quell’epoca. L’epoca in cui i  piloti Dannunziani esaltavano mitragliamenti sulla popolazione e animali in libia ed Eritrea.

Per continuare quella vita , la vita che Ettore ormai ama fare più di ogni altro traguardo, non resta che fare una cosa:
Entrare in Accademia .

L’ACCADEMIA

La sua domanda di iscrizione al ruolo effettivo attraverso l’accademia aeronautica italiana, viene accolta.
Il giovane tenente di complemento però, se vorrà divenire effettivo, per ironia della sorte deve rinunciare al grado.
Tentano invano di dissuaderlo i colleghi trentini ormai prossimi al congedo .

Ma Ettore è irremovibile.
Si riparte da zero e intanto i venti di guerra sono dichiarati. Ma per lui,  l’appuntamento con il “grilletto facile “ancora una volta è rimandato.
Ettore entra dalla porta principale, non dalle scorciatoie. L’Accademia Aeronautica ha sede dentro il Palazzo Reale dei Borboni. La Regia di Caserta. In un grandioso parco, un bellissimo Palazzo secondo solo alla Farnesina.
E’ linea dura per l’ex giovane tenente di complemento, bello affascinante e scanzonato .


Durante una rara, forse una unica licenza, sotto l’egidia dell’allora giovane Conte giornalista Guido Piovene, che lavora come corrispondente in Germania per il giornale :” L’ambrosiano”, stringe le relazioni con una giovane pianista, figlia di un costruttore di pianoforti che frequentava già da prima. Il padre di lei, notoriamente timorato dall’aspetto degli uomini in uniforme, non è tuttavia  contrario al fidanzamento,  ma mormora  alla figlia: E’ un bravissimo ragazzo…ma …è troppo bello!
Intanto l’Italia sta entrando in guerra. Lo zio Mario Andreis docente di Lingua tedesca da Vienna, si è appena visto respingere per “indagini raziali in corso” al Comitato della Cultura,  l’assunzione di un figlio di George von Trapp. Tuttavia caldeggia il matrimonio di questa sua nipote col giovane pilota. Sa che  Alberto Sordi e Vittorio Mussolini sono in ricognizione alla Regia Accademia e con l’arrivo della bella stagione intendono colà installarsi per iniziare le riprese del film di Vittorio: I tre aquilotti

Mario Andreis convince Ettore a chiedere a Vittorio Mussolini che il padre interceda presso Hitler, per conto di una caro amico di famiglia a Vienna che desidererebbe poter vedere espatriare le sue sorelle. Quell’uomo è il dottor Sigmund Freud.

Il sottotenente Ettore Malosso  passa il messaggio. Più avanti si saprà che durante il suo intervento esse erano già morte.

Nello stesso anno il bell’aviatore si sposa con la figlia dell’industria più grande della città : la “’ Luigi Maltarello dei Rosenfranz

Ma di pianoforti già non si parla più in famiglia. Del resto a quell’epoca la fabbrica, non poteva vantare un amministratore che divideva l’utile azionario con i soci quali Levi e Rothschild. Luigi Maltarello dovette anche lui dimettersi dalla Rosenfranz Pianoforti ed ascoltare il consiglio dell’amico Arturo Toscanini di proporre come amministratore il più grande tenore di tutti i tempi Aureliano Pertile.

Luigi neppure si farà vedere al matrimonio, mentre Ettore sposa la di lui naturale figlia con un nome diverso. [NDR]

Ettore è troppo impaziente per tornare a volare per ascoltare le narrative del suocero che anzi,  dopo la visita della Boarova e per via delle pressioni dei Podestà fascisti che premono per fargli convertire la fabbrica musicale in bellica, si allarma solo a vedere un uomo in divisa.

LA GUERRA IL PRIMO OMICIDIO
Il primo abbattimento di un giovane pilota inglese, per Ettore fu un episodio drammatico che egli considerò sempre il primo terribile omicidio legittimato che aveva interrotto per sempre la sua gioventù.
Il suo” primo omicidio “come Ettore lo aveva chiamato, quell’abbattimento e non come lo chiamavano gli spettatori di terra “ vittorioso combattimento spettacolare”, quasi avessero parteggiato per il goleador preferito a una match di football..è uno Spitfire britannico.
Un giovane sfortunato pilota inglese a bordo si uno Spitfire insegue un bombardiere tedesco in rotta di ritorno da Malta. Intende fargli pagare a caro prezzo le bombe sganciate.


ll giovane Ettore, quella mattina fresca, sta procedendo placido sopra il vasto mare blu con i sui pensieri ai verdi pascoli del Tirolo del sud, quand’ecco che scorge la scena da più in alto. Crede che sia un aereo dell’Asse, poi guarda meglio. Vede nuvolette che sparano in rapida successione furiose dalle sue ali.

Il bombardiere al ritorno della sua missione è duramente colpito e s’incendia Ettore comprende allora che è ’ uno Spitfire inglese che si era accodato seguendolo fino all’aeroporto di partenza. Mette mano alla cloche e scende in picchiata a tutto gas.

Si pone  dietro allo Spitfire Britannico che sta scaricando tutto il suo carico di proiettili contro il bombardiere ormai indifendibile dal suo equipaggio. Il pilota dello Spitfire non si avverte di lui subito perchè egli è in controsole.

Ettore  conduce il miglior veivolo da caccia dell’epoca: un macchi 202 Folgore.

Apre la sicura e le sue 2 mitragliatrici cominciano ad aprire il fuoco. Troppo tardi lo Spitfire tenta di liberarsi dei colpo. Ettore lo mitraglia ogni volta che l’inglese tenta di rialzare. Affondano entrambi la cloche spingendo il velivolo in basso a folle velocità.

L’altro tenta di divincolarsi in tutti i modi e si avvicina alla superficie del mare. Ma Ettore pur tremante, al suo primo combattimento è sempre incollato alla sua coda.

Pensa che se dovessero incepparsi le sue mitragliatrici,  il gioco si capovolgerebbe Ettore non molla la facile preda che non ha ormai più scampo. L’altimetro del pilota inglese è ormai a pelo dell’acqua. Egli disperatamente tenta di rialzarsi ancora una volta, ma l’aero di Ettore non da tregua. E mitraglia anche in quell’ultimo accenno. Il pilota dello Spitfire, probabilmente colpito non riesce a tirare ancora una volta su la cloche e si inabisserà in mare.

Anche Ettore tira su subito. Si riporta subito in quota .

Teme che ve ne siano degli altri. Tira infine un sospiro di sollievo: è’ solo.. riprende comunque a salire in alto, più in alto che può convulsamente. Allorchè riprende il controllo del cielo in quel punto, riprende la rotta del bombardiere e lo scorta fino alla vicina base dove, in fiamme riuscirà ad atterrare esplodendo. Per il suo mitragliere l’unico scampato all’atterraggio, dilaniato comunque dalle ustioni, e superstite a bordo, avrà un racconto per i suoi un racconto per i propri figli quando uscirà dall’ospedale e ringraziando il pilota di quel provvidenziale caccia Macchi 202.
Ettore assiste alla scena dell’atterraggio del bombardiere quindi ebro per l’accaduto volge il motore verso la base.
Sopra le nuvole, mentre uno splendido tramonto gli fa da cornice, la rotta solitaria lo calma.
Il motore è ritornato a girare al minimo senza più sbalzi sopra il mare calmo. Quasi si può sentire il respiro dell’universo. I suoi nobili pensieri, sono come quelli di Ettore.Vorrebbe restassero in alto. Quei pensieri che volevano solo giocare con quell’altra aquila solitaria, scorta per sbaglio. .
I pensieri di quel momento, li potrebbero raccontare le montagne che lo avevano visto ragazzino correre fra valli e pascoli verdi. Le montagne innevate al sole luccicante, gli atterraggi sulla neve all’aeroporto di Bolzano. Le montagne che gli indicavano la rotta da terra, le lucine lontane, e il luccichio dei caldi raggi di sole che rinfrangono nel mare.
Ma ora esse sono come testimoni silenziose.
Il tramonto porta sempre con se , anche per chi non ha tempo di accorgersene, un pò di malinconia per il giorno che se ne va.
Prima di quell’abbattimento, a Ettore piaceva inseguire un altro pò il sole per tentare di scovare il luogo dove esso se ne andava a tramontare. Ma a partire dal cugino vento, tutto si era fatto piatto e immobile compreso il tramonto quella sera. Sembrava che tutte quelle soprannaturali forze della natura  che lo avevano nutrito, lo stessero a guardare in silenzio.
Lo stesso silenzio che Ettore trovò a terra quando spense il motore.
Disperato !

Mentre i colleghi gli vengono incontro festosi per dipingerli la vittoria sulla carlinga, per lui, la sua disincantata fantastica giovinezza è finita per sempre.

Un pilota in guerra non è un fante che può sparare a caso nella mischia. Quando un aereo si leva da una base e si scontra con uno avversario, per entrambi si stila un rapporto di volo. Si sa bene chi sta in aria quel giorno a quell’ora in quello spazio. E quello era stato di un ragazzo che sicuramente non poteva essersi salvato.
Non so quanti casi come questo siano accaduti dopo quel fatto. Uno uccide e poi, mica si deve sentire in colpa. E’ la guerra assolve. Anche le coscienze .
La maggior parte di quelli che uccidono per un padrone crede di avere fatto il suo dovere. Di avere eseguito “gli ordini”.

Ebbene, dopo la guerra credo invece che Ettore, riuscì a rintracciare la famiglia di quel pilota. Di quel suo primo sicuro omicidio. E credo che in un modo o nell’altro, abbia terrenamente provveduto a risarcire quella famiglia in qualche modo.
Ma torniamo al 1942. Dopo quel primo battesimo di fuoco, seguiteranno altre uccisioni e mitragliamenti.
Pare ne siano state almeno 13 accertate su 17.
“I nostri corpi leggeri volteggiavano e danzavano con tutti i venti mentre quegli spettacoli non mi deludevano mai , restavo come un bambino smarrito davanti al sole, dentro una meravigliosa favola, ma ora cominciavo ad averne paura. Perchè ci avevano insegnato che il pericolo poteva sbucare improvvisamente da li con una raffica non più di vento, lì, anche dietro di noi, improvvisamente..per darci il saluto della morte. Ma forse, presi com’eravamo dagli eventi, indottrinati a dovere, non ci importava di morire.Come fanciulli in preda a un gioco incosciente disponevamo di potenza e di spazi in abbondanza e dopo un pò ci allenavamo a lasciarci le spalle la perdita di qualche nostro compagno giunto alla sua ultima stagione in anticipo. Impazzivo per decollare, ma poi ringraziavo la natura per avermi permesso di tornare con quei buchi sulle ali e voltandomi indietro col dolore nel cuore perchè non trovavo più i miei magnifici camerati rapiti, ringraziavo il proprietario del Grande Creato per avermi cullato magari con i serbatoi vuoti ,permettendomi comunque di rientrare ancora una volta a terra”.
Durante quei terribili momenti Ettore perse tantissimi dei suoi migliori camerati.
La fiaccola di rappresentante di pace sembra essersi ormai spenta per il combattente Ettore.
Sui cieli di Malta contrae la Malaria. Quindi torna sulle Dolomiti per un periodo di convalescenza. Nel viaggio di rientro, rincontra una infermiera tedesca più grande di lui.
Nel mezzo di questa clandestina relazione che durerà ben oltre la guerra fra separazioni e ricongiungimenti dovuti agli eventi, nascerà un figlio. Lei lo guarisce, tenta di seguirlo in giro per il mondo qualche volta. Ma sono tante le sue ansie per quegli omicidi che lo accompagneranno e in seguito alla guerra lo porteranno a una grave forma di depressione.
Successivamente a quel settembre del 43’ i rapporti sono controversi e difformi tra loro..
Sembra che, sceso dalle montagne nel 1944, squadracce nazifasciste con un foglio di congedo per motivi di salute, lo catturano nei campi. Ma grazie all’intervento di Trenker, lo destinano a un aeroporto presso Marsiglia dove sembra essere riconosciuto attraverso una foto che lo ritrarrebbe in posa al rientro di una missione di appoggio con Horst Rebroff, il fratello maggiore del cantante Russo Ivan Rebroff, mentre combattono entrambi ancora per le forze dell’Asse .

(In seguito  Horst Rebroff  cambiò il proprio nome in Rippert, per evitarsi  un’ indagine alla sua probabile discendenza  Russo Semitica e che  per anni visse al riparo dai riflettori pur ricoprendo l’incarico di cronista sportivo; confessò l’abbattimento del Lightning P-38 di Antoine de Saint -Exupery avvenuto nel 1944).

Vi è un’ altra versione dei fatti, come risulta dal suo ultimo volo nel “Libretto Caratteristico dei voli”egli sparisce mentre è in missione di disturbo radiolocalizzata con la caccia tedesca.
Altra versione, quella a lui descritta in “Realtà forse” libro autobiografico, lo vedrebbe degente al convalescenziario italiano a San Remo nello stesso periodo fino al 1945.

Nel 1945 ormai l’Europa è un paese governato dalla fame, dalle sofferenze, dai bombardamenti. Montagne di cadaveri lasciano ormai indifferente il giovane ufficiale.

“Ettore visse il periodo più eroico della aviazione. Un momento passato che non esiste più. “

La fiaccola di rappresentante di pace sembra essersi ormai spenta per il combattente Ettore …fino a quando il suocero, una sera del 1945, dopo essere ritornato da una cascina a Firenze dove ha accordato, su raccomandazione di un rabbino un bel pianoforte, lo appassiona con il racconto descritto più in basso alla voce : Il SIMPOSIO DI CUI ETTORE FU FONDATORE.

DOPO LA GUERRA .

Per ironia della sorte, Ettore Malosso si trova, come Werner von Braun a operare a stretto contatto in UK e a Fort Bliss in USA venendo pure in contatto con qualcuno dei quei piloti con cui poco prima duellava sparandogli addosso.

Ettore è poi inviato a Parigi. Infine è a Londra ai tempi in cui nel paese era corrispondente Guido Piovene l’amico del suocero Luigi Maltarello .
Fra le scorrerie degli sbandati che affliggevano l’Italia immediatamente dopo la guerra, rimette in sesto l’aeroporto di Linate Pozzolo con l’aiuto di uno dei suoi colleghi piloti preferiti lo sfortunato Irnerio Bertuzzi, in seguito pilota di Enrico Mattei e vittima dell’attentato del sabotaggio dell’aereo del Presidente dell’Eni.
Comanderà e presterà servizio agli  aeroporti quali Padova, poi è a Venezia, Milano Linate Pozzolo, poi Foggia, Quindi insegna alla scuola di Guerra Firenze.

Durante la Guerra Fredda prende il comando delle famose basi missilistiche segrete del Nord Est scavate dentro le montagne ( Toraro, Tonezza Monte Cimone etc. )

La vigilanza verso i continui tentativi di persone infiltrate per spionaggio dall’URSS. Ma egli non è tagliato per quegli interrogatori..
Opta infine per un posto più accogliente alla NATO e contemporaneamente si mette al servizio di produttori di sistemi per il risparmio energetico. In questo percorso consoliderà rapporti con Manuel Fangio, De Tomaso e altri protagonisti della rinascita industriale Italiana.
Decorato al valore militare, insignito di medaglia Mauriziane e Navigazione di Lungo Corso, divenuto Generale viene proposto per andare a Roma allo Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare in opzione viene candidato a rappresentare il paese alla Nato a Bruxelles. Tutti incarichi tanto, troppo lontani dal volo .Quel volo che lo faceva sentire più vicino all’Universo. Il bel gioco è finito. Ettore nel frattempo si è innamorato un’altra volta, non si candida più a decidere: si è già dimesso scegliendo l’arte.

Il periodo che seguì dopo la seconda guerra mondiale, vide Ettore in un susseguirsi di incarichi che implicavano necessariamente la sua presenza a cerimonie, a rappresentazioni, a party e a feste. Questo tipo di mondanità non faceva più per lui. Ne prendeva presto le distanze, ma intanto anche la stagione verde del pilotaggio stava passando. Tutti quegli impegni, soprattutto per dimenticare quegli assassini legalizzati dallo Stato e dal Re che, da cattolico quale egli era, non gli davano pace.

I sensi di colpa lo portarono ad isolarsi ed è probabilmente in questa fase della sua vita che la di lui migliore parte poetica rompe finalmente gli indugi e lo fa sentire bene.

E’ infine  nella sua seconda vita di poeta e scrittore che a  fianco di Giuliana Bellorini, la seconda moglie, che Ettore  corona  il suo sogno: fondare un  simposio intellettuale a Roma ispirato al modello tramandatogli dal suocero.

Nel merito: il suocero Luigi Maltarello scese in una cascina presso Firenze ad accordare un pianoforte degli Einstein.  Il racconto di quel soggiorno che Luigi fece a Ettore era paragonabile ad un oasi ricca d’acqua in in deserto.  Malgrado la cascina fosse occupata da soldati, essa era frequentata da amici degli Einstein, intellettuali  di spessore come il figlio di Thomas Man. etc…L’idea di continuare  a tenere accesa  la fiamma della cultura, l’idea di fondare un simile  simposio culturale dietro il racconto  del suocero della sua ex moglie  rivela tuttavia  una storia fatta di barbarie. A pochi giorni dall’ingresso delle truppe americane, la moglie e le bambine degli Einstein furono trucidate per rappresaglia di Hitler. Robert Einstein muore suicida. Il suocero di Ettore Malosso, Luigi Maltarello successivamente farà lo stesso.
E a questo punto proprio quando un’ importante fiaccola della cultura, logora e stanca, affaticata sembra spegnersi. La storia di Ettore Malosso, sembra concludersi con la sua brillante carriera. Quand’ecco che da Est qualcuno fa filtrare un racconto bellissimo di Boris Pasternac: Il  Dottor Zhivago.  Ettore vede nella Balalaica della figlioletta di Zhivago quella fiaccola.

Comprende finalmente la grandezza della sua sensibilità, la bellezza della sua missione.
Chi lo incoraggia per prima a farlo è una signorina minuta, raffinata ma dal carattere energico che egli frequenta assiduamente. Regge la biblioteca della Scuola di Guerra Aerea a Firenze.
La Spezia, terra di Georg Sand l’amante di De Bussy, è il golfo ideale per i loro incontri.
La lettura lo affascina. Lei è il mezzo per ritrovarsi di nuovo in quella cascina di campagna dove fanno pic nic. Ettore con lei rintraccia la cascina bruciacchiata presso Firenze. La relazione dura parecchi anni.
Ma è infine con un’altra Giuliana la sua ultima compagna che egli porterà avanti quel progetto:

Quello di un premio Letterario da conferire a scrittori emergenti attraverso il Simposio culturale da lui fondato a Roma.
Giuliana comprende che quell’ affascinante Ettore Malosso, poeta, oltre che scrivere, vorrebbe tanto saper dipingere, ma che con lui si può volare. Giuliana proviene dalle sponde di un bel lago al confine delle montagne Italo -Svizzere.



Dipingerà lei per lui. Quasi quaranta anni li dividono,  ma lui davanti alla fresca nuova bella ragazza bionda con occhi e pelle chiara che contrasta con quella scura di lui …trova la nuova adrenalina per scrivere. E comincia a scrivere senza tregua finchè anche per lo scanzonato poeta -pilota rimasto ragazzo arriva l’ultima stagione.

In punto di morte Ettore Malosso, lascerà  questo messaggio a suo figlio Franco :“ Le prossime guerre saranno combattute drogando i bambini finché essi sono piccoli. Cerca di impegnarti a fare togliere dalle tabelle delle vie delle nostre città i nomi di tutti i generali, marescialli morti per la guerra”.

Ettore Malosso e John Lennon sicuramente nell’epoca di Facebook si sarebbero taggati in buona amicizia.

Ricordiamo questa bellissima frase di Lennon: ” Dobbiamo nasconderci per fare l’amore, mentre la televisone propone senza sosta violenza, la violenza scorre davanti ai nostri occhi tutti giorni”.

Lascia un immenso carteggio che la moglie Giuliana ancora non ha finito di catalogare.
I suoi testi, fino ad oggi pubblicati si trovano su : http://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Malosso
Muore ad Anzio, Roma a 92 anni chiedendo espressamente di non essere ricordato se non attraverso azioni.
Malgrado ciò, al suo funerale una consistente processione li fece omaggio.
Per molti di quelli che lo onorarono, morì semplicemente conosciuto da Poeta.
Nessuno gli rinfacciò quel passato ingombrante, nemmeno il figlio di quel giovane ufficiale inglese che egli aveva abbattuto nel suo primo combattimento, che anni più tardi gli avrebbe voluto fare visita “per conoscere gli ultimi atti di vita del padre “…attraverso il suo carnefice.
Il Generale Bertolaso, suo secondo gregario e fedele amico, vicino di casa, e di tanti voli e combattimenti riusci a pronunciare per l’amico un commovente discorso prima di seguirlo poco dopo.
Ettore Malosso lasciò i sui beni alla Fondazione Culturale che prende il suo nome “Il Simposio”.

Ospiti illustri  de  “Il Simposio” sono stati/sono: Adriana Vitali, Lia Bronzi, Gianfranco Ferri, Giorgio Bertolaso, Romano Mussolini,Analberto Chiaruzzi, Gianfranco Ferri, Paola Leocini, Gianfranco Pascuzzo, Cesare Puccillo,

Parte delle sue ceneri sono state sparse in volo nel mare di Anzio.

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