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Estratti dalla bozza del  manoscritto  di prossima pubblicazione di Rita  Camporese  sul “Cammino della  Fiaccola della Pace”.

Le pubblicazioni, sono solo una bozza, un’ anticipazione del contenuto del libro di Rita Camporese.

All’interno sono trattate  alcune biografie di personaggi illustri.

L’Autrice: Rita Camporese è  una scrittrice narrativa, studiosa, appassionata di arte, di  musica e di  storia dei pianoforti.

Rita è anche ricercatrice di vite straordinarie.

PREFAZIONE

Cominciai per caso.  Non avevo la più pallida idea di che significasse per una come me imbattersi in un sentiero di luce come questo. Accadde tutto per caso.

In realtà io dovevo  fare da passepartout ad una giornalista professionista  che voleva fare un sensazionale scoop giornalistico.

Era il mio momento. Ero entrata in contatto con  l”Eremita”, l’uomo, l’orso “da stanare”, insomma avevo  lo scoop che faceva per lei.

Il compenso era già stato pattuito. Mi sentivo orgogliosa di aver rintracciato io per prima, quella “fiera” che aborriva i riflettori.

Tuttavia, accadde che  man,  mano che mi avvicinavo all’obiettivo,  capissi  perchè non era ancora venuto quel momento.

C’è qualcosa dentro di noi di disumano. Siamo sempre turbati e tuttavia attratti di scoprire come se la cava un’ icona quando è braccata. Soprattutto quando essa viene messa in seria difficoltà. Talvolta questo, nel nostro subconscio, accade anche quando rispettiamo quella persona.

Quella persona era Franco von Rosenfranz.

E la mia coscienza, infine decise: no, non potevo venderlo così.

E così feci. Anzi. Non feci.

CAPITOLO PRIMO: CONTATTO E RISVEGLIO

A qualcuno di Voi saranno senz’altro capitate le sensazioni che ho vissuto io, magari avendo l’onore di varcare per prima, dopo tanto oblio, una vecchia porta. Accorgersi che una volta dentro, hai uno strano appuntamento con qualcosa di pauroso e insieme di fiero, che una cosa  dopo belli e brutti momenti è li attonita ad aspettarti per essere riesplorata da mani delicate. Beh… E’ esilerante! Ascoltate con questa musica con me questa esplorazione. Qualcosa, una sensazione,  che forse solo l’esperto antiquario riesce a provare quando magari a un mercatino di robe vecchie, accatastate, provenienti da mansarde sgomberate  frettolosamente, si imbatte nei ricordi, nel vissuto che traspare da quegli oggetti di chi li ha posseduti e tenta di rimetterli insieme.

Quando mi trovai nella polverosa soffitta dei ricordi delle persone di cui Vi parlerò, oltre ai suoni, dolci e soavi che ho percepito, ai pavimenti in legno che con i loro scricchiolii avevo percorso, capirete.   Deboli guardiani di un passato che una mano vandalica, scoprendoli, li dove essi erano stati nascosti, poteva definitivamente  cancellare  dall’archivio della memoria.

Quasi un sottile lamento, di ansia e paura insieme prima di aprirsi,  proveniva da quelle reliquie. Sembravano nascondere quel tesoro rimasto  protetto, in silenzio per anni.Apparve quindi un raggio di sole a indicarmi la strada.

Cominciai a percepire  una melodia. Compresi così in un attimo che cosa avessero provato quegli esseri su cui mi apprestavo a scrivere.

Immersa come in trance, nella loro epoca, nel loro tempo, con la loro musica capivo che cosa avesse significato per loro combattere. Non come soldati, no. Non per un’ unica Patria.

Non per combattere e lottare gli uni contro gli altri , ma  come Architetti di Dio in missione di ristrutturazione sulla terra. La cosa più affascinante è che  erano stati in un modo o nell’altro, tutti collegati fra loro.

Spesso mi sono imbattuta in uomini forgiati dal sistema, un tipo di  programmazione che li aveva abituati a eseguire ordini, senza discutere. Uomini che malgrado ciò, scoprirono che dentro di loro c’era una personalità meravigliosa, una coscienza che respirava  in accordo con la natura e le sue note. Gravi, quanto allegre. Uomini  che  potevano e possono ancora cambiare il mondo e addolcire gli animi più impenetrabili con  la loro essenza.

Così capii che non ci sono cattivi, ma solo persone che se avessero potuto esprimersi nel bene, avrebbero girato nel bene tutto quello che di male essi avevano fatto. Scoprii il collegamento, quel filo d’Arianna sottile che legava tutti questi personaggi.

Il bene e il male della loro vita.

D’improvviso mi fu tutto chiaro.

Ho esplorato fino ad accarezzare il loro conflitto di coscienza.(http://www.youtube.com/watch?v=9I0pf-t08Jw&feature=relmfu)Da loro sono rimasta affascinata dall’alto senso che essi avevano per la vita. Non per la loro, che spesso non hanno esitato a sacrificare.

Dobbiamo a  queste persone molto. Tantissimo. E neppure riusciamo a comprendere  quanto.

Per questa strada attraverso il sacrifico di questi esseri nobili dal cuore grande, ho reimparato la mia vita.

(http://www.youtube.com/watch?v=Tlb5cFcH9W0&feature=related )

Ho capito che essi avevano una grande missione da compiere, talvolta invisibile agli altri: veicolare la fiamma della pace.

Attraverso questa pubblicazione, li voglio aiutare, vorrei rendere memorabile la loro opera per le generazioni che verranno.

Vorrei   tentare   di essere  ricordata  un  giorno, come  una  di loro.

So che qualcuno mi capisce.

CAPITOLO SECONDO

VINCENZO MALTARELLO E BERTHA VON SUTTNER

Vincenzo Maltarello, malgrado egli con l’arrivo degli italiani abbia sempre tentato di farci credere che era un mite ragazzo che frequentava il Ginnasio, era, in realtà, un geniale Ufficiale Imperiale, un Waffenschmied, dell’armeria del primo Reggimento Alpino Asburgico, con  davanti  a se una  brillante carriera.

Il padre di Vincenzo Maltarello, il futuro costruttore dei pianoforti Maltarello & Rosenfranz, è intimo del Feldmarescial Franz Graf Kinsky, un generale di Radetsky. Sappiamo quanto Alina, la figlia di Fidel Castro, come Svetlana  la figlia di Stalin, etc abbiano percorso strade opposte alle idee paterne seguendo altre orme. Orbene, di  quanto la di lui figlia Bertha  von Suttner, si sia consegnata alle arti, al pacifismo, alla musica            attraverso anche la fede che animava Vincenzo, di quanto il continuo conflitto fra la guerra e la pace siano  presenti  nel cammino della fiaccola della pace  dei due, lo si intuisce facilmente. Bertha von Suttner sposerà Alfred Nobel .

Il filantropo che istituisce una giuria che premia i personaggi imminenti e che con la sua fabbrica di dinamite vorrebbe riportare la pace mondiale.Bertha  von Suttner  in fondo è una versione più recente di Ipazia di Alessandria. Scriverà “Giù le armi”.

Maltarello invece lascia le armi per la

“Rosenfranz Pianoforti “.

VINCENZO MALTARELLO E LA ROSENFRANZ PIANOFORTI

Egli a quell’epoca, è  ancora noto per la sua professionalità e manegevolezza all’utilizzo, la manutenzione, la costruzione  delle armi, mentre esordisce la dinamite, quella nuova arma che surclassa la  nitroglicerina tanto cara a Alfred Nobel. Un ramo mai riconosciuto della famiglia di Vincenzo ne continuerà, su licenza, senza sosta la produzione. Chi ha le bombe ha il potere. Ma a Vincenzo il chiasso non interessa più da un pezzo. Predilige il silenzio. Il fratello Luigi(**), direttore d’orchestra, compositore e pianista a Vienna e a Padova, fra le tante esecuzioni lavorò ad una composizione variata della “Traviata” di Giuseppe Verdi. Luigi morirà precocemente nemmeno trentenne e sarà la scintilla definitiva che fa infine decidere Vincenzo a lasciare le armi per la musica. Così lo stemma della famiglia, un arco di Diana, diventa un’arpa. Vincenzo, corteggiato dal Papa, attraverso le truppe pontificie e dal principe Rodolfo di Liechtenstein nel massimo della sua promettente carriera di armaiolo, dinamitardo,  demolitore, cambierà definitivamente vita  (la dinamite era l’esplosivo impiegato su larga scala per aprire nuovi viadotti e gallerie verso vallate isolate). Significherà così le sue nuove definitive aspirazioni al suo grande estimatore, il cartografo von Zach, e al figlio del Feldmaresciallo Radetzky, Governatore di Rovigo. Quando  Podestà e governatore fanno le valige per Vienna, egli non segue il carrozzone e resta. Ma chi vuole fare parte del neonato Regno d’Italia deve dare prova di fedeltà al nuovo sovrano di Savoia. Va da se che egli, ai  nuovi padroni, del “treno” dei Savoia, consegnerà una sorella in omaggio ed” ostaggio”. Di più: se vuole rimanere e se vuole continuare a mantenere le maestranze austriache, i suoi operai, gli viene richiesto un memoriale dove egli dovrà addolcire se non cancellare quello che in realtà ha fatto fino ai trenta anni, soprattutto con l’aiuto del Re Asburgico S.M. Francesco Giuseppe. Ed egli acconsente per assicurare che azionisti, operai e le loro famiglie migrate colà da Vienna abbiano la garanzia di poter continuare ad operare in pace. Successivamente, nel 1908 la sorella, Margherita Maltarello dei Rosenfranz in un contesto, in cui nessun storico ha ancora fatto completa chiarezza, finirà col suicidarsi gettandosi giù dal Palazzo Reale di Torino. Le sue spoglie. solo dopo non poche pressioni, vengono seppellite nel cimitero di Vicenza. Intanto, serve entrare in quell’epoca per capire quanto è forte il rancore per il cambio dei poteri e verso gli stranieri. Vincenzo rientrerà comunque a Vienna. Soggiornerà in Boemia ed infine migra definitivamente a Vicenza. Li, la più grossa delle sue fabbriche di musica è sorretta intanto dall’aiuto di un altro fratello. Subentrerà  quindi  nell’ amministrazione il poeta e Senatore  Antonio Fogazzaro. Gli sono comunque anche vicini un ramo della sua famiglia, espertissimi corrieri fin dai tempi della Serenissima di cui Vincenzo si serve per esportare in gran parte del mondo i suoi pianoforti. Da Vienna trascina in Inghilterra, nelle 2 Americhe,  in Inghilterra, in Italia, come in Romania maestranze ed assistenza tecnica che migrano con lui credendo nella sua forza. Dal solo stabilimento di Vicenza escono una cifra impressionante di pianoforti.  La più alta per quell’epoca. Fiscalità, dazi assurdi e guerre non lo fermano mai. Lui riassembla e riappare dovunque. Coi semilavorati e componenti per pianoforti, rileva a Venezia uno stabilimento alla Giudecca e apre un deposito che ha per socio un famoso musicista perfino nella splendida Dresden. A  Zwickau, in Sassonia, città natale di Robert Schumann, della Bechstein e di Karl Sculze, la Rosenfranz intraprende una joint- venture.  Quei suoi pianoforti a coda sono fabbricati tutti con il prezioso legno di abete rosso che si trova solo in alcuni boschi della Val di Fiemme nel Tirolo del Sud. Sono quindi tutti costruiti con il pregiato legno che anni prima contradistingueva i violini di Antonio Stradivari.
Arturo Toscanini trova nel pianoforte, della intanto divenuta “Reale Fabbrica Pianoforti Maltarello  Rosenfranz” di suo figlio Luigi Maltarello uno strumento perfetto nel suo insieme. E lo preferisce. Entrambi non amano le luci della ribalta. Toscanini le accetta, ma solo per necessità. Addirittura il Maestro rifiuta diplomaticamente la carica di Senatore a vita tributatagli dal presidente italiano del dopoguerra Einaudi. Insieme, essi cercano la semplicità. Detestano la notorietà sebbene siano sempre costretti a riviverla.

Ai belligeranti  bisognosi di cannoni che,  infine nel 1934 rintracciano  Luigi, egli non offre il suo aiuto a riconvertire parte della catena di produzione, da pacifica in bellica. Rinchiusosi al Teatro di villa Mattarello a Lonigo, oggi Teatro Comunale, risponde con la storica frase: “Io produco musica, non armi”. Poi passerà le consegne dello stabilimento al grande Tenore del Toscanini, Aureliano Pertile. Alcuni dei macchinari, dei dipendenti e dei tecnici di Rovigo e di Vicenza, invece prenderanno la strada del Tirolo del Sud migrando alla Schulze (*)-Pollmann a Steinmannwald ( che dopo il 1918 passa all’Italia e più avanti cambierà il nome in ” Pineta di Laives”.)

Ormai “pensionato” dissidente, nel 1944 Luigi Maltarello  scende ad accordare un pianoforte presso un cascinale a Firenze. Gli fanno compagnia noti migranti germanici che si illudono che la soldataglia nazifascista li risparmierà. Uno di questi è Robert Einstein, cugino di Albert.  E la fiaccola riappare.

Luigi morirà suicida nel 1952 portandosi dietro la sua arte e i suoi segreti. Non vuole tombe speciali, ne spazi dedicati ai grandi, al cimitero. Al suo funerale, avvenuto come per sua volontà senza clamore e rifiutando la Tomba dedicata ai cittadini illustri , il genero, Ettore Malosso  riflette sul racconto di questo strano vecchio suocero. E la fiaccola colpisce ancora, confortando il pensiero dell’ufficiale pilota addestrato dal regime a combattere.

Ettore Malosso, dopo qualche anno lascerà le armi e fonderà un simposio di letteratura a Roma allo scopo di incoraggiare chi ama l’arte, la pace e tutti quei valori che in fondo erano sempre stati i suoi.

Luigi, infatti, prima di morire, aveva fatto a tempo a lasciare un’ eredità. Una sorte di codice Platoniano musicale. L’illustre  scrittore Guido Piovene, amico di Luigi Maltarello, dal passato antisemita, ma sempre e solo perdonabile .. per chi legge nostalgicamente “Viaggio per L’Italia“, prende in consegna il messaggio.

Deve però fare i conti con la moglie di Ettore. Una pianista che, per ragioni che non sto qui a spiegare, fa  di tutto per ostacolare l’attitudine alla musica del loro figlioletto Franco. La sala dove si trovava l’amato pianoforte del nonno era sempre chiusa a chiave.

Ma, Piovene ha preso sul serio quel compito e al secondo tentativo, prima di ritornare in Inghilterra, dove l’attende l’appuntamento ad altra vita, il vecchio giornalista, quando Franco compie 13 anni, consideratolo sufficientemente maturo, riesce a consegnare al nipote di Luigi quella “fiaccola”.

Prima di quel momento, comunque,  provvede lo Zio di Franco,  Mario Andreis ad erudire il nipote del compito.

La vita di Mario Andreis, Presidente dell’Accademia Olimpica, merita un approfondimento. E’ un’ altra vita  infaticabile,  spesa lontano dai riflettori. Per la sua strada passa il Capitano von Trapp comandante degli U-bot tristemente noti per gli affondamenti ai convogli italiani

(filmato sul recupero del sommergibile Nereide). Anche in questa famiglia, prima dell’ Ausschluss, si lavora alla distruzione fabbricando siluri. I Trapp hanno un figlio da impiegare a Vienna.  Andreis, per la seconda volta, (la prima i fascisti gli censurarono un’ opera  che si rifaceva a un poemetto ebraico), ha modo di vedere da vicino che sta accadendo alla famiglia di un altro amico : Sigmund Freud. Si informa, e si fa un’ idea di che significhi essere ebreo. E qui a causa della sospetta discendenza ebraica dei Trapp, la situazione si complica. Nella migliore delle ipotesi,  la polizia segreta ha rapporti che indicano nel Capitano vo n Trapp e nell’angelo di sua moglie, 2 elementi sovversivi.  Andreis avvisa subito che è venuto il momento di scappare.

E’ stato girato un avventuroso bellissimo film sulla storia dei Trapp: “Tutti insieme appassionatamente” e su questa fuga. Nel film, tuttavia essi lasceranno l’Austria per la Svizzera.  In realtà, essi lasceranno la Svizzera per l’Italia e da li per imbarcarsi verso gli Stati Uniti.

Ma tornando alla formazione di Franco. Sua  madre, sentendosi ormai definitivamente estromessa dalla sua educazione, lo allontana anche dallo zio, prof. Andreis, iscrivendolo al Collegio Vescovile.  Anche qui, i religiosi non mancano di rimanere sorpresi dal talento musicale del giovinetto, quando suona l’organo e il vecchio pianoforte donato dal nonno all ‘Istituto.

Franco M. von Rosenfranz si trova infatti  una madre che ne ostacola sia le aspirazioni musicali, sia il  legittimo ricongiungimento col suo passato. In più, ancora una volta in questa famiglia natura e pace con viceversa  tentazioni  belliche sembrano spesso affacciarsi per prendere un alettante  sopravvento.  Franco ha per suo primo cugino un ingegnere che opera per una agguerrita  primaria azienda leader mondiale di tecnologia bellica navale. La Oto Melara.(Finmeccanica). Altri due cugini sono i due principali azionisti di riferimento di due importanti acciaierie: La Forgialluminio Piave  del Senatore Vecellio,(ma anche discendente dai notabili che partorirono un artista definito il più grande dei grandi quale era il Tiziano), mentre l’altro cugino amministra una acciaieria  rampante,  resuscitata  presso  le strutture che rimangono  della fabbrica di musica del nonno.

Dulcis in fundo, il  padre di Franco è un Generale pilota che ha  all’attivo  vittorie e quindi vittime,  dei suoi  combattimenti aerei.

Ettore Malosso è un alto Generale pilota che con un passato fra i comandi di basi missilistiche,  etc. tuttavia instilla, proprio lui a Franco il suo pensiero. Si tratta di mere riflessioni  di una mente  perennemente in conflitto con la sua coscienza.

Con un pilota per padre come Ettore, Franco crebbe con un amore sviscerato per la natura. Sono i tempi in cui è difficile ottenere permessi per entrare nelle grandi riserve Commonwealth, dove vengono sistematicamente sterminati gli elefanti. Il padre ha un’ammirazione per i piloti che mettono in salvo gli animali in estinzione uccisi dai bracconieri e si schiera con loro. I racconti del padre, in parte anche vissuti, sono da lui condivisi con animo puro che sempre ha qualsiasi giovinetto.

http://rosenfranz.blogspot.it/

Va da se che Ettore Malosso  a metà della sua vita lascerà anche lui il volo, la guerra per la poesia e l’arte.

La famiglia di Ettore  è intrecciata con un ammiraglio delfino di Hitler. La stessa altra famiglia è probabilmente imparentata con la Rose Luxemburg. L’ammiraglio me la rivoluzionaria ebrea. Avversari acerrimi fra loro. E qui si aprirebbe un’ altra storia che ometto di raccontare ora per  non approfondire  sulle vicende di un’altra famiglia. In fondo a noi interessa imbatterci nelle scelte di questi consanguinei  così diametralmente opposte da essere menzionate. Ci serve solo sapere che alla fine il vecchio ammiraglio, attraverso il sacrificio, con una discutibile azione, riscatterà l’intero suo passato inquisitore.  E di questo aspetto, c’è già stato scritto di tutto.

Buoni e cattivi insieme dunque . Quasi nello stesso ceppo.

Ma non è finita. E altre sono le storie,  gli incredibili collegamenti, le connessioni che ho scoperto e di cui Vi parlerò.

Qui errori, dubbi di coscienza, si scontrano fino a contraddirsi.

E torniamo a Luigi.

Cini è un fascista, un amico, quasi compaesano di Luigi Maltarello dei Rosenfranz. ll conte verrà deportato in campo di concentramento nazista.

La filantropia tuttavia si mischia ancora in questi personaggi tra guerra e pace. Destini dei personaggi si intrecceranno ineluttabilmente.

Come vedete, è l’amore, ancora che vince trasformando perfino il cuore degli opposti che si aprono ad una nuova vita.

(*) I pianoforti” Rosenfranz” così come gli” Schulze”, azienda che poi si trasferì a Bolzano, costruiti con cassa in ghisa già nel il 1916 e fino al 1938 recavano la dicitura “Pianofabric Zwickau”. La Schulze, in seguito si fuse con la Pollmann.

                                                                                                                                                                                                                                                                            
(**)Luigi Maltarello Veneziano.  Approssimativamente nato nel 1840 e morto nel 1866.
Compositore e pianista, direttore d’orchestra, Luigi Maltarello, operò con Giuseppe Verdi alla stesura di una variazione musicale della Traviata. Compose per Haslinger e Ricordi. Visse a Wien, Berlin, Paris, Padova, infine in Boemia, Rovigo, Ferrara. Luigi Maltarello chiamato dai suoi concittadini “Piccolo Mozart” per la sensibilità e la rapidità con cui componeva. Il suo vasto repertorio musicale di delicate opere furono interpretate con successo da molti musicisti e cantanti.  Soprattutto in Austria. Alcune di queste opere furono acquistate da musicisti francesi. Il lavoro di catalogazione di queste composizioni non è ancora terminato. Luigi morì prematuramente a ventisei anni. Per sua volontà il ricavato dalla vendita dei suoi brani fu interamente devoluto in forma anonima e quindi senza alcuna menzione del benefattore, nel rispetto delle sue volontà,  a opere di beneficenza destinate a realizzare opere di bene e a quelli che sarebbero divenuti i conservatori musicali di Rovigo e di Venezia e l’ “Accademia di musica di palazzo Zorzi Giustinian Maltarello” in Vicenza.  In entrambi i conservatori insegnarono canto e musica pure le sorelle di Luigi.

Rita  racconta Rosenfranz

E’ arrivato il momento di interessarci nuovamente a quel giovinetto, a cui a 13 anni lo scrittore-giornalista Guido Piovene affidò un manoscritto del nonno.

COSA C’E’ DIETRO FRANCO VON ROSENFRANZ

Chi mi ha preceduto in questa ricerca, studiandone il relativo carteggio rintracciabile, trovò che le radici di questa antica famiglia arrivavano perfino agli Egizi: inoltre al dipartimento dell’Università di Bari vi è custodita un’ antica pergamena appartenuta anche ai Rosenfranz che attesta che, dal movimento algoritmico degli astri dal cielo, fosse stato possibile rilevare le 7 note musicali da un tema religioso 5000 anni prima di Pitagora (Fonti:archivio storico “Corriere della Sera” 14.08.2001).

ROSENFRANZ  FAMIGLIA(Video tratto da “La finestra di fronte” musiche di Andrea Guerra)

La storia di questa famiglia è fatta di continue abiurazioni, di persone cresciute e spesso rigorosamente allevate fuori dai riflettori e dal ceppo originale familiare. I figli venivano educati con salde e ferree regole per poi essere assegnati ad altre famiglie aristocratiche di facciata, al fine di ricoprire posizioni di privilegio, prestigio, potere e di illuminata scienza. Per questa via ogni mezzo era buono. Già nella Vienna della metà del 1850 questo era possibile utilizzando di un editto imperiale del Kaiser. Ma anche prima era possibile approfittando di guerre, passaggi di territori geografici, o contando con la compiacenza dei preposti ufficiali alle trascrizioni dei registri degli atti di nascita.

Più mi sono inoltrata a cercare documentazione sui Rosenfranz e più ne sono rimasta sorpresa. Sto parlando di epoche recenti ora. Non di medioevo. Faccio un esempio: incredibilmente il figlio di Franco von Rosenfranz non risulta essere più esistito come“suo figlio naturale”. Eppure un precedente estratto completo regolarmente emesso dall’anagrafe veneziana certificava la sua paternità. Nel comune, tra l’altro, l’annotazione trova perfetto riscontro con quella olandese: la copia olandese esistente è uguale a quella che ho rintracciato io. Un bambino nato all’Aja  (Deen Haag). Ma, qui viene il bello: inaspettatamente, oggi, se vai al registro dei minori o se cerchi nello stato di famiglia, quel bambino non lo trovi. In possesso di quel certificato, lo mostri all’impiegato. Egli ti conferma che si tratta del documento originale emesso dal Comune. Ma se poi vai all’ufficio delle nascite, la pagina che attesta la paternità e la cittadinanza non c’è più. E’vuota. Di quel piccolo Rosenfranz, nessuno sa spiegarsi come e perchè non vi sia più traccia.

Emerge che la  famiglia, quella certa di Franco, è una famiglia che oggi come allora non troveresti su Facebook! Anzi E cosi scopro che il  nonno, un  certo Luigi, ha le 2  figlie che non hanno lo stesso cognome! E  due!  Quando penso ai Rosenfranz mi vengono in mente le strategie dei Rothschild … Guardando poi più attentamente un pianoforte Rosenfranz, un Roßenfranz,  infine  un Rossenfranz ti accorgi del cambiamento della “s”. Perchè? Epoche persecutorie?, Migrazioni ? Celebre è il caso di Steinweg in Steinwey  Grotrian-Steinweg.

Passo quindi alla disamina del carteggio societario della Rosenfranz Pianoforti.

Così scopro che la Vincenzo Maltarello dei Rosenfranz, un ex waffenschmied, cioè un ex ufficiale responsabile dell’armeria di reggimento Alpino degli Asburgo, realizza e vende il il suo primo pianoforte, che sa ancora di lacca, al Conte Marius von Friedenburg Ministro Plenipotenziario rettificatore del patto della Triplice Alleanza con Otto von Bismarck e Franz Joseph von Habsburg ambasciatore a Berlino e all’epoca ambasciatore austriaco a Roma.

Ma ecco che anche quello che doveva rilevare la fabbrica von Rosenfranz Maltarello nel 1934 e circa un centinaio d‘anni dopo, doveva essere un certo signor Pasetti “Tenore”. Fino a qui, tutto bene. Guardo meglio: scopro che in seguito a una malaugurata ingente perdita al gioco al Casinò di Ospedaletti, da una ricerca dell’epoca emerge il suo reale cognome è De Pasetti o Dei Pasetti. Mi incuriosisco e riprendo a scavare. Così trovo che il vero nome di que llo che doveva rilevare la fabbrica di pianoforti dei  Rosenfranz (Maltarello Luigi) era in realtà Otto von Friedenburg-Pasetti nato a Pakein in Kärnten (Carinzia). Il De Pasetti è frutto della solita italianizzazione e che è  solo per via di quella malaugurata perdita al gioco che ne rilevo il fatto. Comunque l’amministrazione della Rosenfranz passa infine nel 1938 a un altro tenore. Si tratta di Aureliano Pertile, il prediletto di Arturo Toscanini. Il più grande dei grandi.

Qualche anno dopo, erano tempi in cui bastava un solo sospetto di ebraismo per vedersi un poliziotto che ti bussava alla porta (nel caso del Luigi Maltarello e della sua Fabbrica di pianoforti Rosenfranz i soci, a partire dal Levi, un banchiere del Polesine e dai Rothschild, erano praticamente tutti ebrei). La consueta prassi di pagarli per essere lasciati in pace non sempre funzionava. Così Luigi dovette dimettersi definitivamente dall’amministrazione della Maltarello & Rosenfranz, quanto meno perchè a chi era in odore di ebraismo non era consentito amministrare. E questo accadeva nel  1938 nell’Austria come nell’Italia.

Facciamo un passo indietro: 1934. Sono gli anni dell’industrializzazione di Porto Marghera. Agli scambi di petrolio e carbone con l’Est, Luigi vende l’arte dei suoi pianoforti.Con il conte Cini, la Prima Mostra Internazionale del Cinema, viene inaugurata proprio li, a Venezia.

Ma Luigi ha lo sguardo che vede un pò più lontano da quelle pompose cerimonie, che quasi ipnotizzano una delle sue figlie. In quel clima, la sua primogenita figlia, anch’essa da lui ” saputamente” mai legittimata, supera con lode il saggio di pianoforte a Venezia. La giuria è composta anche da Lida Baarova (amante di Goebbels, il marito di Magda Rietschel maggiore azionista di riferimento dellaBMW e della Daimier Benz e ministro della propaganda di Hitler).

E’ la stessa delegazione composta da industriali italo germanici che cerca Luigi Maltarello. Luigi aveva ereditato la fabbrica più grande della città, la fabbrica che contava il maggior numero di dipendenti. Scopo della visita: supportare lo sforzo bellico Italiano in Eritrea e Somalia. Convincerlo quindi a riconvertire almeno buona parte dei tubi per autopiano componenti dello stabilimento Rosenfranz in lanciarazzi, fusti per cannoni e proiettili, etc. Trovano un Luigi che da quando l’Italia è entrata in ostilità con Eritrea e Somalia, si defila ad ogni invito. Anzi peggio: ad una formale richiesta ufficiale, mentre una cordata mista di imprenditori manifatturieri germancio-italica, capeggiata dall’industriale tessile di Stuttgard Hugo Boss, lo cerca inutilmente allo stadio (Luigi non amava il calcio) e a teatro,  lui fa sapere che nella sua azienda si fa solo musica e non si fabbricano armi.

Sono affermazioni pesanti. E comincia a temere per le figlie. Così allo scopo di allontanarle da quell’incanto dorato in cui esse vivono, da quelle feste organizzate dall’amico Conte Cini, finito il periodo del collegio Veneziano, da Malamocco, le manda in Val di Non in vacanza. Ma anche li le figlie sono oggetto delle evoluzioni di un ragazzo affascinante, sensibile e gentile. Incontrano uno spericolato giovane tenente pilota che non si risparmia in materia di esibizioni acrobatiche offrendo spesso il numero di matricola del suo veivolo ai Carabinieri che lo rilevano in questi passaggi spericolati a bassa  quota. Peccato che lo stesso, a dire di un parente, è in contatto con Mario Mattioli che in realtà è Vittorio Mussolini, figlio del Duce.

Luigi(a ragione ) soffre di manie persecutorie, odia parate e marcette militari.

Si sa poco o niente della ferma militare di Luigi…Le divise comunque, in quel decennio 1930-1940, gli dovevano procurare parecchia ansia. E il giovane tenente pilota in uniforme, di stanza a Bolzano non è nemmeno la sua unica sua preoccupazione. Ripartito il pilota, in Val di Non, una ragazza più vecchia della figlia esercita una forte influenza su di lei. Il suo nome è Emy Heufler ed è la badante infermiera del Vate Gabriele D’Annunzio. E forse Luigi, qualche buona ragione per preoccuparsi c’è l”aveva. La donna, alla morte del Vate, passò al servizio del Ministro degli Esteri di Hitler, Joachim von Ridentropp. Coincidenza tanto sorprendente da far pensare che Emy fosse un agente segreto e che fosse lei ad aver avvelenato il Vate.  (Tesi e ricerca storica: Giordano Bruno Guerri).

“E’ meglio un eroe morto o un pazzo vivo”….Luigi comunque, facendosi volentieri passare per un distratto depresso e stravagante, riuscì a sopravvivere all’orrore della guerra, quando nel 1952, solo e abbandonato in una casa isolata e governato da una coppia di infermieri, espresse la volontà di non mangiare più. Gli infermieri notiziarono alla figlia la sua decisione ed essa rispose:“Va bene, lasciate che muoia”.

Apparentemente Luigi lascia un vuoto . Un bello e discutibile esempio. Forse, un sacrifico il suo.
Mai compreso dalle figlie.
Il giovane pilota, il genero, ancora in quell’epoca ama lo sport . E diviene suo malgrado un vittorioso ammazza piloti avversari .
IL suo nome è Ettore.
La fiaccola della pace sembra spegnersi.
ETTORE MALOSSO

Delicato e gentile poeta, scrittore e memorialista Triveneto, nato nel 1916 e morto nel 2008 in Italia a Roma.

La sua vita è composta di almeno tre sensibili fasi.
La madre Erica di Monticello Conte Otto, che ha parenti presso la famiglia di un combattente veterano della Osterreich Venezianische Kaiser Marine distintosi in guerra contro gli Italiani(*), ha un carattere energico e dominante. Sogna già per il piccolo Ettore una carriera di ufficiale a bordo di una bella nave della Marina. Il padre di Ettore porta il nome del noto pittore Cremonese, allievo del Farnese, Giovan Battista Trotti, il cognome adottato dal pittore nel periodo Veneziano.


E per quanto di semplice e sola casuale coincidenza si possa parlare confrontando le foto della moglie di Ettore Malosso, madre del compositore e direttore d’orchestra Franco von Rosenfranz

con quella di Rosa Luxemburg, non si può esimersi dal notare quanto la somiglianza fra le le due donne sia straordinaria.

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(*) In realtà le famiglie sono 2. La prima un marinaio Veneziano distintosi a Lissa. La  seconda doveva essere la famiglia Greco Veneziana dei Canareti il ceppo poi venezianizzatosi in Canaris o Kanaris. Singolare coincidenza è che fu proprio il potente Ammiraglio e capo del servizio segreto tedesco, che in veste di giudice, assolse gli assassini di Rosa Luxenburg. Cosa c’entra Rosa Luxemburg qui? Rosa che potrebbe essere stata parente di 6° grado del suocero di Ettore Malosso, Luigi Maltarello dei Rosenfranz, produttore in Westfalia, titolare dell’omonima grande fabbrica di pianoforti Viennesi, figlio dei Vincenzo e nipote del compositore Luigi Maltarello .

Ma ritornando ai Canaris,, a questa  famiglia di Navigatori, Ammiragli, Pirati e Politici, direttori d’Orchestra, noto fu il conflitto tra Wilhelm Canaris e Reinhard Heydrich a causa del nipote Costantin. Il conflitto ebbe probabili origini di conflittualità genitoriale derivate da carriere musicali in competizione fra i genitori delle due famiglie, che culminarono con lo scambio di reciproche accuse di ebraismo montate ad hoc per affossare l’antagonista. Curiosa comunque è la storia di questa famiglia di origini Greco Egiziano Veneziane i cui molti membri vissero di più in mare che a terra, a causa della distruzione, soprattutto nel conflitto con la Turchia, delle loro native isole di origine, mentre essi erano impegnati in mare .
Gran parte dei membri della famiglia fu in parte asservita al Grande Sacro Romano Impero Tedesco .
Altri Canaris solcando i mari prendettero dimora perfino nel mediterraneo occidentale, così ivi disperdendosi, costituirono un loro ceppo anche al di fuori della Repubblica Veneziana, in Westfalia, in Francia, in Italia presso il lago di Como (carteggio Fogazzaro.Maltarello), in Corsica. Quello Corso, è lo stesso ceppo da cui deriva Napoleone Bonaparte, in cui possiamo rilevare anche delle affinità di somiglianza d’espressione con il Costantin Canaris dirigente della Henkel Werke Westfalia.
Curiosità: nel Film ” La figlia del Generale “ il regista Simon West ha adottato l’attore James Cromwell nel ruolo del Generale ispirandosi all’immagine Canaris.

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Dalla preistoria, l’uomo originalmente non era violento. Nelle società matriarcali, le guerre non c’erano. Solo con l’accumulo dei beni, conquistati inizialmente con le sole parole, si apre la  premessa alla violenza. Nel merito, consiglio  agli appassionati della materia, letture o visione del film:”I 4 cavalieri dell’Apocalisse”(Cavalieri di S. Giovanni “maledetti  per 7 anni” …). Essi rappresentano  davvero  il continuo conflitto fra bene e male. Fra dominati e dominanti.  Il fillm è ambientato anche durante la  seconda guerra mondiale.
Suggerisco anche visone di questo video ai miei lettori
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Nel caso di  Ettore Malosso  non mi è stato  possibile arrivare alla preistoria,  ma lo ripeto, egli ha nel  suo albero   genealogico la più grande serie di pacifisti ed insieme di  guerrieri che in nessun altro ho trovato.

Ettore Malosso (1916-2008), Generale di Squadra Aerea discende dal reggente Austriaco di Karl VI von Habsburg, Imperatore del Sacro Romano Impero (Wien,1685-Wien 1740) Luigi Trotti (1708-1791), figlio di Giovanni Battista, a sua volta nipote di “GiovanBattista Trotti *(Cremona, 19/09/1556 – Parma,11/06/ 1619) ) pittore  (ramo Veneziano ). Questo ramo dei Trotti discendeva dal condottiero Bavarese Ulzio Trottinger, promosso in campo di battaglia :“Feldmarschal Veronese”.  Fedelissimo dei    Conti Visconti  di Milano  per vittoriosi combattimenti  a Padova in località Brentelle.

Fu il  mediatore della Tregua di Vicenza durante l’assedio della città (1387 -Armistizio di Porta Nuova -Vicenza).

Ulzio era il figlio del Boemo  Germanico Konrad  Graf von Trottinger.
Il quadrisavolo di Ettore Malosso (Trotti)  tale ” Canarisi”, era invece un imprenditore e filantropo che si era espanso a seguito della rapida affermazione a Venezia dei Conti Contarini. Avviò quindi con successo una produzione e commercio di stoffe, alcune anche destinate agli appalti per uniformi militari  che, sempre  grazie alle relazioni dei  Contarini -  Camerini, vennero soprattutto  esportate per via  fluviale  in particolare solcando, attraverso  le province bagnate dal Reno in  Austria e Prussia,   tra il Veneto,  le  provincie di Varese e Lecco,  ma anche nel Mediterraneo in Croazia e Grecia.
Morì nel 1699 in seguito a ferite riportate trovandosi nel mezzo di un combattimento navale tra la flotta Turca contro la  flotta Veneziana, accaduto 4 anni prima, precisamente nel 1695 presso l’Isola di Lesbo nel  Canale di Mitilene (Attuale Grecia ) e la lasciando orfano e senza dote il  trisavolo di Ettore  Malosso.
L’altro Ettore Malosso-Trotti, dal cui cognome sempre discende il pilota da caccia Ettore Malosso,  pronipote di Ulzio, era un Tenente  di cavalleria  in servizio presso il presidio austriaco di Trento.
Nel 1848, durante un periodo in cui operava come ufficiale alla scorta degli Asburgo presso il castello del Catajo a Battaglia Terme,  compromessosi pesantemente per via di  una relazione amorosa con una nobile Veneziana, disertò.
Sembra che la nobildonna Veneziana  fosse  un’agente di  rivoluzionari, perdutasi amorevolmente di lui, dalla cui relazione nacque un  illegittimo.  Compromesso com’era, Ettore non ebbe altra scelta che passare al servizio degli insorti rivoluzionari  Bresciani e Ticinesi  aizzati dai Savoia contro il  Governo Centrale.
Nominato Colonnello sul campo e comandante del Contingente dei Corpi Volontari Lombardi, vennero a lui destinate azioni di  spionaggio e disturbo atte a interrompere i rifornimenti austriaci da Vienna verso Verona. Rientra quindi nell’area tirolese dove opera va assieme a Luigi  Blondel, nipote dello scrittore Alessandro Manzoni.
Moriranno entrambi.
Il Malosso e parte della sua compagnia caddero feriti a Cles nel Tirolo del Sud. Pur dimostrando un’altra identità, essi vennero riconosciuti  da  ex  camerati  che li segnalarono al  comandante Colonnello Meltzler. Malosso. Quale disertore, venne subito  finito alla baionetta, mentre il nipote di Manzoni, dopo aver regalato il proprio orologio al suo carnefice, venne fucilato a Trento dal  tenente Burlo, ufficiale dei Franchi Tiratori di Bolzano, in segno di  fedeltà  al Governo Austriaco.
Parallelamente al Boito, che ambienterà il fatto nel 1866 e comunque in un’ altra epoca, Visconti si imbatté probabilmente nella  sfortunata vicenda del Tenente Malosso a causa dell’ interessamento che egli aveva per la genealogia della sua famiglia. Una famiglia  che lo portava inevitabilmente all’Opera dei Promessi Sposi e all’ammirazione ed allo studio del Manzoni, lo scrittore che aveva elogiato il personaggio del suo avo Francesco Bernardino Visconti  (l’Innominato).
Il personaggio e la personalità affascinante del  tenente colonnello Malosso, compagno dello sfortunato nipote di Alessandro Manzoni  furono l’elemento ispiratore della novella “Senso” dello scrittore ed architetto Arrigo Boito .“Senso “poi ripreso dal regista Luchino Visconti  che  lo inserisce nel film  col nome di Franz Mahler.
Nel film, l’occhio del critico esperto, può riconoscere che sono presenti in alcune scene le sensazioni ed esperienze personali che Visconti stesso ebbe modo di vivere nella breve prigionia che subì durante la seconda guerra mondiale. Per esempio, chiedendo ed ottenendo, tra l’altro, l’incarico di documentare e filmare l’esecuzione per fucilazione proprio di Pietro Koch,  l’ufficiale accusatore che pochi mesi aveva condannato a morte  lui stesso. Visconti, oltre che regista, era uno studioso appassionato.  Amico ed estimatore  di Arturo Toscanini, veicolò il tentativo di salvezza della Fabbrica di Pianoforti Rosenfranz -Maltarello di Luigi Maltarello, amico del figlio di Thomas Mann, il genero di Ettore Malosso, al suo Tenore preferito Aureliano Pertile nel 1934 riuscendo a conoscere e consultarsi con l’allora l’appena promosso capitano pilota Ettore Malosso, quand’egli era comandate dell’aeroporto  a Lonate Pozzolo. Visconti, nei suoi film, per le scenografie e gli arredi  di riferimento  impiegava esclusivamente oggetti  autentici di indubbia tipologia. Egli amava introdursi nelle trame biografiche dei suoi personaggi, fornendo agli attori le chiavi interpretative il più possibile prossime alla realtà, da quella di Thomas Mann, nel suo Buddenbrook, alla identità di Wagner nel suo Götterdämmerung. Erano gli anni in cui meditava di rappresentare il suo Macbeth. Una storia di alta borghesia Milanese di cui egli stesso faceva parte. Ma la ricerca lo porterà in Germania dove, tra  il suo Ludwig e “La caduta degli Dei “, ricostruzione del Nacht der langen Messer, rappresenterà in realtà, pur con i nomi travisati dei protagonisti le vicende dei Krupp von Bohlen di Essen. Un percorso che lo porta attraverso il suo Film, tradotto ed uscito in Germania e Polonia “Tod in Venetig “, anche a permettere al Barone polacco Władysław Moes, detto Adzio, prima di morire, di riconoscersi nel ragazzo “Tadzio”, quando egli era stato in vacanza presso il Grand ’Hotel Excelsior di Venezia dove fu approcciato allo scrittore Thomas Mann. Prima di cominciare le riprese del film, intraprese ricerche sia sulla famiglia Mahler che sulla novella di Boito, rintracciandone infine fedelmente i reali personaggi dell’epoca che avevano ispirato il romanzo di Boito stesso.Visconti arrivò perfino a riconoscere il nome dell’aristocratica veneziana, amante del  tenete Malosso, la cui fucilazione, fortemente voluta dalla censura preventiva, lui non avrebbe voluto rappresentare   nel suo  “Senso”. ( http://www.youtube.com/watch?v=kFA0tDnZD5I).alida-valli-e-farley-granger-in-una-scena-di-senso-201_medium Dell’aristocratica Veneziana e della sua relazione col Malosso, Visconti  tuttavia, da gentiluomo riservato e nobile di cuore quale egli era, non consegnò mai alla storia completamente le sue scoperte e così preservando  il medesimo silenzio del Boito,  si portò con se  fino alla morte la sua preziosa ricerca .
*Giovan Battista Trotti, fu un pittore molto presente anche nel Veneto, soprattutto a Venezia. Era  il pittore cremonese che  su procura dell’Architetto Andrea Palladio (che fu il padre dell’Architettura USA,  quand’ essa lo imitò nello stile per la costruzione della White House). In stile  neoclassico egli avrebbe dovuto ultimare i dipinti e decorazioni di una parete mobile del Teatro Olimpico di Vicenza. Incarico che egli preferì girare a Vincenzo  Scamozzi.
BIBLIOGRAFIA E FONTI
1708
Luigi di Giovanni Battista Trotti, fedele agli Asburgo d’Austria, riceve da Carlo VI la carica di reggente del Ducato di Milano.
  1. Agostino Perini, Statistica del Trentino, vol.1, 1852.
  1. ^ Karl Schönhals (Freiherr von), Memorie della guerra d’Italia degli anni 1848-1849: Volumi 1-2, 1852.
  2. ^ Claudio Cesare Secchi, Luigi Blondel, nipote di A. Manzoni fucilato a Trento il 16 aprile 1848, Trento 1956. 
  3. Michele Napoleone Allemandi, I volontari in Lombardia e nel Tirolo nell’aprile del 1848, 1849.
  4. Federico Odorici, Storie bresciane, vol XI, Brescia 1856
  1. Carlo Moos, Intorno ai volontari lombardi del 1848, in Il Risorgimento, Milano 1984.
  1. ^ Carlo Moos, Intorno ai volontari lombardi del 1848, in Il Risorgimento, Milano 1984.
  2. Don Pietro Boifava di  Costantino Cipolla Antonio Fappani
  3. MORTE a Venezia   Svelato il vero volto di Tadzio

 Medail Cesare

Pagina 35
(16 dicembre 2001) – Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2001/dicembre/16/Morte_Venezia_svelato_volto_Tadzio_co_0_0112169185.shtml

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L”ADOLESCENZA  DI ETTORE IL FASCINO PER IL VOLO

Il padre di Ettore, un modesto funzionario governativo, in occasione di una gita in montagna, lo porta a visitare la filiale di una catena montaggio di aerei Aviatik.

Per il piccolo Ettore quella gita sarà indimenticabile e determinante per la sua inclinazione al volo.
Tre anni dopo la nascita di Ettore, il Tirolo Austriaco del Sud viene occupato dagli italiani.
Ettore a 5 anni è già un bambino precoce che scorazza verso confini prima interdetti.
Fra montagne, altipiani e pianure egli corre con una bicicletta più grande di lui con un amico ben più grandicello che possiede una motocicletta, una vera rarità per quei tempi. Un amico che conosce tutti i dismessi sentieri dei contrabbandieri. Ed è Ettore che procura il carburante per i due quando è libero dalle faccende domestiche: come? Con spericolate acrobazie in bicicletta su lunghe balaustre in discesa senza freni, planando infine dopo un volo senza danni. Un gioco che per posta ha la vita. Ma con i curiosi, arrivano gli scommettitori. E con gli scommettitori i soldi per il carburante che permette ai due amici di allargare il loro cerchio geografico esplorativo. Quant’è bella quella vita!.
Una mattina, mentre lo scatenato adolescente Ettore Malosso ritorna da un giro in bicicletta presso Trento, gli passa sopra, a bassa quota, il velivolo del grande Vate, Gabriele D’Annunzio.
Il giovane Ettore Malosso, è in bicicletta. Ma è giusto sulla cresta di una collina e, come meglio può lo insegue da una vallata ad un’altra. Chiede ai fattori che incontra:” Avete visto dov’è finito quel velivolo?” Di aerei in zona, come di campi di atterraggio non ne esistevano molti. I valigiani non lo capiscono bene. Infine ormai orrizzontandosi con le sole stelle, raggiunge la dimora di un ingegnere. Il suo nome è Giovanni Caproni.

A quell’epoca la giovane fabbrica Caproni è costretta ad affrontare enormi sacrifici. Caproni viene invitato a trasferirsi nel Tirolo del Nord, presso Innsbruck, in quanto le pretese territoriali Italiane vengono stabilite non più oltre il Brennero. Nasce una gara fra commesse italiane che non arrivano mai e le autorità austriache che fanno leva sullo spirito patriottico dell’imprenditore a restare austriaco.
Gli anni passano, circola la notizia che la fabbrica Caproni lascerà il suolo Italiano. Ma all’ultimo momento le  ripromesse commesse italiane arrivano. Ettore Malosso, alla fine della sua adolescenza lo raggiungerà nel nuovo attrezzato stabilimento a Milano-Linate.

Ettore non sa ancora che un giorno a guerra finita toccherà proprio a lui rimettere in ordine il disastrato aeroporto. Caproni gli indica la via per fare quello che per Ettore diventerà l’inizio di una vita straordinaria: Volando. Non sa ancora che i Caproni saranno proprio gli aerei in cui egli si forgerà.

Per i ragazzi, una volta era normale rendersi utili in famiglia fin da piccoli. Ma quando Ettore deve proprio rimanere in casa a studiare ecco che dai sui libri spuntavano sempre spezzoni di articoli giornalistici che trattano sulle spericolate acrobazie di Luigi Cei, il pilota che passava sotto i ponti della Senna, a Puteaux sopra l’Isola Rothshild.

Ancora, Ettore Malosso conserva le didascalie che riportano le gesta, quelle dello spericolato italiano che stupisce i parigini arrampicandosi col suo velivolo in vite intorno la Torre Eiffel, quindi ammira le imprese di Lindbergh, di Luis Bleriot, di Italo Balbo, di Guido Keller, di Anzani fino ai Balilla dell’Ansaldo, di Sir Denys George Finch Hatton in Africa  e le trasvolate di Arturo Ferrarin e di Herbert Cukurs. Legge Antoine de Saint -Exupery, alterna sport, studio ed in seguito insegnamento. Si sta avvicinando il periodo dell’arruolamento obbligatorio.

A 19 anni Ettore è ormai maturo per l’arruolamento temporaneo. La Marina Veneziana potrebbe rappresentare l’alternativa all’insegnamento poichè egli nel frattempo si è appena diplomato a pieni voti:  quand’ecco esce un bando di concorso Premilitare di Pilotaggio Aereo.

Ettore fa domanda. Si presentano 2000 candidati. Solo 10 saranno selezionati. Le prove sono estenuanti. I candidati dovevano riconoscere perfino le diverse lingue e dialetti sussurrati, quasi impercettibilmente, dall’istruttore a 10 metri di distanza.
Ettore però oltrepassa tutti i test vittorioso: è uno di quei 10, seguito da quello che sarà l‘amico camerata veronese di sempre Giorgio Bertolaso. Separati solo dalle diverse missioni, saranno infatti vicini per tutta la vita.

Nella sua formazione ed addestramento, Istruttore di Ettore Malosso  fu anche  Johann Widmer oltre ai  superiori  attestanti della sua affermazione quali Umberto Klinger e Ettore Cattaneo”.  A sua volta Ettore Malosso, finita la guerra  addestrò formando  piloti del calibro di Riccardo Peracchi.

LA  GIOVINEZZA – I PRIMI VOLI

IL fresco sottotenente pilota trascorrerà la sua gioventù a Bolzano nel Tirolo del sud, a Trento, a Vicenza, a  Venezia e a Trieste.

La bicicletta è ormai un lontano ricordo. Ama svolazzare solcando verdi vallate e spettacolari montagne con l’aria sulla pelle e la carlinga aperta. C’è chi pagherebbe un occhio della testa per farsi portare in volo da uno di quei piloti.
La sera a Bolzano le ragazze fanno la fila per avere informazioni sul giovane tenente pilota che col testo tradotto in italiano così scriveva a una di loro:

Nelle serate autunnali, i campi sottostanti arrossivano insieme ai pini … le foglie si mettevano da parte, ci davano il benvenuto incantate dal rombo dei nostri velivoli. Se poi spegnevamo il motore in atterraggio per non disturbarle, quelle ci usavano il riguardo di farci planare sul loro manto soffice. Nelle notti gelide di dicembre seguivo la mia amica luna che mi indicava la strada di ritorno per l’aeroporto tramutando in diamanti la candida neve sotto, quando il silenzio dominava padrone di tutto sopra la mia testa insieme alle stelle che sembravano brillare ancora di più, così vicine splendidamente adagiate, quasi ad aspettarmi all’imbocco dell’aeroporto per indicarmi la via da seguire. Le albe di primavera, invece erano fresche e deliziose al decollo. Ci lasciavamo dietro le nebbie sospese sui cespugli mentre nel varco che generavamo salendo ci  attendeva un defilè di sfavillanti colori sempre nuovi. Come era bello sentire il vento soffiarci addosso spingendoci addosso alle nuvole e aspettandoci laddove più venti, caldi e poi freddi ci spazzavano via. Eravamo pazzi e felici respirando tutto quel profumo con l’abitacolo aperto. Andavamo sempre a cercare di sbucare altre nuvole, le più scure giocavano fra loro impazzite per le attenzioni che richiedevamo. I fulmini brontolavano mentre sotto, campi e boschi guardandoci, cambiavano colore.
Infine, i voli estivi, quando per rinfrescare l’abitacolo bastava far entrare il profumo del vento, che ci portava quel particolare odore dei campi coltivati, come dei boschi  la fragranza dei pini, la maggiorana, il timo e tanti altri profumi che in quel generale risveglio inebriavano l’aria.
Spesso, davanti al privilegio da cui ero stato toccato e che mi permetteva di guardare tutto quel creato,  mi sentivo come un bambino che entrava nel giardino di Re Laurino senza permesso.

Così l’emozione prendeva il sopravvento, complici le mie picchiate, mi mancava il respiro tanto ero ebro della gioia che mi permetteva di assaporare quei momenti meravigliosi, di afferrarne tutta la loro bellezza, perfino dall’alto. Di vivere. Mi chiedevo chi per una qualche oscura ragione aveva potuto farmi dono di uno simile spettacolo, ricco di così tanti tesori, di tante leggere sensazioni.
In volo, la notte mi sembrava che 1000 occhi, eppure silenziosi a forma di nuvola, di stella, conoscessero benissimo il mio stato d’animo e che volessero condividerlo silenziosamente con me platonicamente, giocare con me, cullarmi con le loro carezze. Se provavo a distrarmi da loro, come un cagnolino trascurato, esse con un colpo di vento, richiamavano dispettose la mia attenzione, come un bambino che vuole mostrarti, farti udire, rendere partecipe di quelle cose che noi adulti non sentiamo più.

(E qui il lettore mi perdonerà se lo invito a rileggere queste parole che caratterizzano l’opportunità della meravigliosa” Vita Straordinaria”, rileggendole correlate dalla musica e dal video del Film “Out of Africa” di John Barry.

Vi consiglio di visionare questo link se volete lasciarVi trasportare dalle emozioni di quelle parole.

Un pomeriggio assolato Ettore Malosso esce da un negozio di ottica di Bolzano con una Laika, ottenuta a prezzo scontato grazie a Luis Trenker collega della regista Leni Riefenstahl, amico del padre di un suo collega di corso che ha uno studio di architettura nel Tirolo.
Ettore da quel momento fotograferà splendidi panorami, meravigliosi tramonti, file di uccelli in volo migratorio che cerca perfino di inseguire finchè può accorgersi del limite umano che l’uomo ha rispetto a loro.


Fotografa il contesto di tutti quei meravigliosi giorni e il piacere di perdersi fra le nuvole, fra i fienili della Val Gardena .


Annotando ogni cosa, si rammarica di non poter descrivere i profumi come essi meriterebbero. ( “Realtà forse” è un suo libro autobiografico che parla di quei momenti).
La gioia di Ettore una volta decollato dal quell’aeroporto di Bolzano, stretto fra le montagne con la neve o con le cicale, è quella di svolazzare su quei sentieri del Rosengarden Mendelpass.

Da lassù, anche l’Ortlless, il Lago Carezza, il Reschpass, tutto sembra più conquistabile.

E lui si sente il primo uomo che prova simili emozioni dall’alto. Ora non ha più la sua bici . Vola con tutti i tipi di aerei che gli capitano a tiro da quell’aeroporto stretto fra le montagne.
E’ l’uomo più felice della terra, la sua gioia è immensa, incolmabile. Nel suo libro autobiografico Ettore non fa meraviglia nel raccontare di aver trascorso, con beata incoscienza, una giovinezza davvero fortunata all’insegna della spensieratezza più completa.
Piroette, capriole, voli radenti a bassa quota fra valli scure e chiare, passaggi spericolati sotto i ponti che i gendarmi puntualmente annotano.
Completano il quadro dei rapporti di volo ufficiali di collegamento dell’Esercito portati in aria da lui, che si interrogano sulla condotta di questi stravaganti ufficiali, giacché ogni volta che essi si levano in volo, i velivoli si trovano stranamente in zona con turbolenze da far paura. Va da se che quando essi atterrano con Ettore, o con Giorgio sono bianchi come cadaveri.

E fra una poesia e un’altra, ho trovato anche questo scanzonato motivo che lui e la sua banda di colleghi monelli e spensierati, inneggiavano la sera gironzolando per Bolzano. Vale la pena di ascoltarla .Rende bene l’immagine della sua Epoca .

” Senti che puzza c’è in questa via, di certo è passata la fanteria .
Quando attraversiamo su un campo di grano, tutte le donne ci danno la mano.
E gira gira l’elica , romba il motor, questa è la vita bella la bella vita dell’aviator .
Gente che non fa niente , che non ha voglia di lavorar.
Alla Marina un pomodoro, all’Aeronautica Medaglia D’oro.
E gira gira l’elica romba il motor, questa è la vita bella la bella vita dell’aviator.
Gente che non fa niente che non ha voglia di lavorar”.

Al gran ballo del Circolo degli Ufficiali Piloti di Bolzano, conosce il suo primo amore. E’ la figlia del distributore alimentare che rifornisce di vettovagliamento tutto il Tirolo italico militarizzato.Tuttavia uno sfortunato incidente motociclistico cancellerà la ragazza dalla sua vita.

E’ sera di una calda primavera, Ettore è in sella alla sua BMW quando un’auto proveniente in senso opposto, non s’avvede dei due innamrati e li centra scaraventandoli giù per un burrone.

E’ il primo grande dolore per il giovane tenente pilota Ettore. Ma accade un episodio che non gli lascia il tempo di tormentarsi.

Per lui, quegli anni beati stanno volgendo alla fine ed anche quella pacchia del periodo di brevetto premilitare è giunto ormai al termine.

Agenti del servizio segreto militare lo contattano.
Cercano un pilota disponibile con doti psicofisiche di ferro. Dopo aver sostenuto positivamente un corso intensivo di spagnolo, un maggiore di collegamento con la Legione Kondor gli notizia della missione: deve prepararsi a raggiungere la Spagna per operare con piloti dell’Asse a fianco della Falange Franchista .
L’aeronautica, si sa, mantiene anche in guerra il primato di Arma Nobile. Così mentre la stampa di tutto il mondo da grande risalto al cavalleresco duello aereo fra Romano Mussolini e il pilota USA Derek Dickinson, testimoniata da aerei facenti da “padrini”i colleghi aviatori di Ettore, quella che viceversa si accinge a prendere parte Ettore è una missione estremamente segreta.
ll premio in gioco per quella operazione è che potrà divenire pilota effettivo di ruolo.
Gli mettono in mano una radio con cui potrà trasmettere dietro le linee nemiche .
Lo esortano a non avere scrupoli per uccidere pericolose persone nemiche dell’ordine che minacciano la nuova nata civiltà nazi-fascista. Persone che stanno attentando alla nuova pace mondiale.
All’aereo che deve trasportarlo vengono travisati i distintivi di appartenenza. E’già a bordo dello Junker che dovrà paracadutarlo dentro le linee ostili a Franco e alle forze Germanico-Italiche quand’ecco che interviene uno stop tecnico politico.
Sembra che unità francesi che controllano il Marocco trattengano sotto pressanti interrogatori l’equipaggio di un bombardiere atterrato in emergenza preso un loro aeroporto. E’ il bombardiere che gli ha di poco preceduti. Qualcuno, un editore o un giornalista fedele alle truppe avversarie ha parlato. E’ possibile che a bordo l’equipaggio atterrato in Marocco di emergenza, ci sia un collega del suo corso.
Potrebbero conoscersi.
L’ufficiale di collegamento in contatto con il corrispondente della Legione Kondor, impone la pausa.
Nello stesso tempo giunge un dispaccio alla Base aerea di Elmas.
La missione viene interrotta. Dato il carico bellico a bordo del velivolo, si profila un incidente internazionale .
Per Ettore Malosso questo significa il congedo.Ettore a questo punto è disposto a tutto per restare, anche alla perdita del  Premilitare.  E se il percorso è quello di  Herbert CuKurs, per certi versi storicamente considerato il prototipo opposto a quello di Antoine  de Saint Exupery, non ha molta importanza a quell’epoca. L’epoca in cui i  piloti Dannunziani esaltavano mitragliamenti sulla popolazione e animali in libia ed Eritrea.

Per continuare quella vita , la vita che Ettore ormai ama fare più di ogni altro traguardo, non resta che fare una cosa:
Entrare in Accademia .

L’ACCADEMIA

La sua domanda di iscrizione al ruolo effettivo attraverso l’accademia aeronautica italiana, viene accolta.
Il giovane tenente di complemento però, se vorrà divenire effettivo, per ironia della sorte deve rinunciare al grado.
Tentano invano di dissuaderlo i colleghi trentini ormai prossimi al congedo .

Ma Ettore è irremovibile.
Si riparte da zero e intanto i venti di guerra sono dichiarati. Ma per lui,  l’appuntamento con il “grilletto facile “ancora una volta è rimandato.
Ettore entra dalla porta principale, non dalle scorciatoie. L’Accademia Aeronautica ha sede dentro il Palazzo Reale dei Borboni. La Regia di Caserta. In un grandioso parco, un bellissimo Palazzo secondo solo alla Farnesina.
E’ linea dura per l’ex giovane tenente di complemento, bello affascinante e scanzonato .


Durante una rara, forse una unica licenza, sotto l’egidia dell’allora giovane Conte giornalista Guido Piovene, che lavora come corrispondente in Germania per il giornale :” L’ambrosiano”, stringe le relazioni con una giovane pianista, figlia di un costruttore di pianoforti che frequentava già da prima. Il padre di lei, notoriamente timorato dall’aspetto degli uomini in uniforme, non è tuttavia  contrario al fidanzamento,  ma mormora  alla figlia: E’ un bravissimo ragazzo…ma …è troppo bello!
Intanto l’Italia sta entrando in guerra. Lo zio Mario Andreis docente di Lingua tedesca da Vienna, si è appena visto respingere per “indagini raziali in corso” al Comitato della Cultura,  l’assunzione di un figlio di George von Trapp. Tuttavia caldeggia il matrimonio di questa sua nipote col giovane pilota. Sa che  Alberto Sordi e Vittorio Mussolini sono in ricognizione alla Regia Accademia e con l’arrivo della bella stagione intendono colà installarsi per iniziare le riprese del film di Vittorio: I tre aquilotti

Mario Andreis convince Ettore a chiedere a Vittorio Mussolini che il padre interceda presso Hitler, per conto di una caro amico di famiglia a Vienna che desidererebbe poter vedere espatriare le sue sorelle. Quell’uomo è il dottor Sigmund Freud.

Il sottotenente Ettore Malosso  passa il messaggio. Più avanti si saprà che durante il suo intervento esse erano già morte.

Nello stesso anno il bell’aviatore si sposa con la figlia dell’industria più grande della città : la “’ Luigi Maltarello dei Rosenfranz

Ma di pianoforti già non si parla più in famiglia. Del resto a quell’epoca la fabbrica, non poteva vantare un amministratore che divideva l’utile azionario con i soci quali Levi e Rothschild. Luigi Maltarello dovette anche lui dimettersi dalla Rosenfranz Pianoforti ed ascoltare il consiglio dell’amico Arturo Toscanini di proporre come amministratore il più grande tenore di tutti i tempi Aureliano Pertile.

Luigi neppure si farà vedere al matrimonio, mentre Ettore sposa la di lui naturale figlia con un nome diverso. [NDR]

Ettore è troppo impaziente per tornare a volare per ascoltare le narrative del suocero che anzi,  dopo la visita della Boarova e per via delle pressioni dei Podestà fascisti che premono per fargli convertire la fabbrica musicale in bellica, si allarma solo a vedere un uomo in divisa.

LA GUERRA IL PRIMO OMICIDIO
Il primo abbattimento di un giovane pilota inglese, per Ettore fu un episodio drammatico che egli considerò sempre il primo terribile omicidio legittimato che aveva interrotto per sempre la sua gioventù.
Il suo” primo omicidio “come Ettore lo aveva chiamato, quell’abbattimento e non come lo chiamavano gli spettatori di terra “ vittorioso combattimento spettacolare”, quasi avessero parteggiato per il goleador preferito a una match di football..è uno Spitfire britannico.
Un giovane sfortunato pilota inglese a bordo si uno Spitfire insegue un bombardiere tedesco in rotta di ritorno da Malta. Intende fargli pagare a caro prezzo le bombe sganciate.


ll giovane Ettore, quella mattina fresca, sta procedendo placido sopra il vasto mare blu con i sui pensieri ai verdi pascoli del Tirolo del sud, quand’ecco che scorge la scena da più in alto. Crede che sia un aereo dell’Asse, poi guarda meglio. Vede nuvolette che sparano in rapida successione furiose dalle sue ali.

Il bombardiere al ritorno della sua missione è duramente colpito e s’incendia Ettore comprende allora che è ’ uno Spitfire inglese che si era accodato seguendolo fino all’aeroporto di partenza. Mette mano alla cloche e scende in picchiata a tutto gas.

Si pone  dietro allo Spitfire Britannico che sta scaricando tutto il suo carico di proiettili contro il bombardiere ormai indifendibile dal suo equipaggio. Il pilota dello Spitfire non si avverte di lui subito perchè egli è in controsole.

Ettore  conduce il miglior veivolo da caccia dell’epoca: un macchi 202 Folgore.

Apre la sicura e le sue 2 mitragliatrici cominciano ad aprire il fuoco. Troppo tardi lo Spitfire tenta di liberarsi dei colpo. Ettore lo mitraglia ogni volta che l’inglese tenta di rialzare. Affondano entrambi la cloche spingendo il velivolo in basso a folle velocità.

L’altro tenta di divincolarsi in tutti i modi e si avvicina alla superficie del mare. Ma Ettore pur tremante, al suo primo combattimento è sempre incollato alla sua coda.

Pensa che se dovessero incepparsi le sue mitragliatrici,  il gioco si capovolgerebbe Ettore non molla la facile preda che non ha ormai più scampo. L’altimetro del pilota inglese è ormai a pelo dell’acqua. Egli disperatamente tenta di rialzarsi ancora una volta, ma l’aero di Ettore non da tregua. E mitraglia anche in quell’ultimo accenno. Il pilota dello Spitfire, probabilmente colpito non riesce a tirare ancora una volta su la cloche e si inabisserà in mare.

Anche Ettore tira su subito. Si riporta subito in quota .

Teme che ve ne siano degli altri. Tira infine un sospiro di sollievo: è’ solo.. riprende comunque a salire in alto, più in alto che può convulsamente. Allorchè riprende il controllo del cielo in quel punto, riprende la rotta del bombardiere e lo scorta fino alla vicina base dove, in fiamme riuscirà ad atterrare esplodendo. Per il suo mitragliere l’unico scampato all’atterraggio, dilaniato comunque dalle ustioni, e superstite a bordo, avrà un racconto per i suoi un racconto per i propri figli quando uscirà dall’ospedale e ringraziando il pilota di quel provvidenziale caccia Macchi 202.
Ettore assiste alla scena dell’atterraggio del bombardiere quindi ebro per l’accaduto volge il motore verso la base.
Sopra le nuvole, mentre uno splendido tramonto gli fa da cornice, la rotta solitaria lo calma.
Il motore è ritornato a girare al minimo senza più sbalzi sopra il mare calmo. Quasi si può sentire il respiro dell’universo. I suoi nobili pensieri, sono come quelli di Ettore.Vorrebbe restassero in alto. Quei pensieri che volevano solo giocare con quell’altra aquila solitaria, scorta per sbaglio. .
I pensieri di quel momento, li potrebbero raccontare le montagne che lo avevano visto ragazzino correre fra valli e pascoli verdi. Le montagne innevate al sole luccicante, gli atterraggi sulla neve all’aeroporto di Bolzano. Le montagne che gli indicavano la rotta da terra, le lucine lontane, e il luccichio dei caldi raggi di sole che rinfrangono nel mare.
Ma ora esse sono come testimoni silenziose.
Il tramonto porta sempre con se , anche per chi non ha tempo di accorgersene, un pò di malinconia per il giorno che se ne va.
Prima di quell’abbattimento, a Ettore piaceva inseguire un altro pò il sole per tentare di scovare il luogo dove esso se ne andava a tramontare. Ma a partire dal cugino vento, tutto si era fatto piatto e immobile compreso il tramonto quella sera. Sembrava che tutte quelle soprannaturali forze della natura  che lo avevano nutrito, lo stessero a guardare in silenzio.
Lo stesso silenzio che Ettore trovò a terra quando spense il motore.
Disperato !

Mentre i colleghi gli vengono incontro festosi per dipingerli la vittoria sulla carlinga, per lui, la sua disincantata fantastica giovinezza è finita per sempre.

Un pilota in guerra non è un fante che può sparare a caso nella mischia. Quando un aereo si leva da una base e si scontra con uno avversario, per entrambi si stila un rapporto di volo. Si sa bene chi sta in aria quel giorno a quell’ora in quello spazio. E quello era stato di un ragazzo che sicuramente non poteva essersi salvato.
Non so quanti casi come questo siano accaduti dopo quel fatto. Uno uccide e poi, mica si deve sentire in colpa. E’ la guerra assolve. Anche le coscienze .
La maggior parte di quelli che uccidono per un padrone crede di avere fatto il suo dovere. Di avere eseguito “gli ordini”.

Ebbene, dopo la guerra credo invece che Ettore, riuscì a rintracciare la famiglia di quel pilota. Di quel suo primo sicuro omicidio. E credo che in un modo o nell’altro, abbia terrenamente provveduto a risarcire quella famiglia in qualche modo.
Ma torniamo al 1942. Dopo quel primo battesimo di fuoco, seguiteranno altre uccisioni e mitragliamenti.
Pare ne siano state almeno 13 accertate su 17.
“I nostri corpi leggeri volteggiavano e danzavano con tutti i venti mentre quegli spettacoli non mi deludevano mai , restavo come un bambino smarrito davanti al sole, dentro una meravigliosa favola, ma ora cominciavo ad averne paura. Perchè ci avevano insegnato che il pericolo poteva sbucare improvvisamente da li con una raffica non più di vento, lì, anche dietro di noi, improvvisamente..per darci il saluto della morte. Ma forse, presi com’eravamo dagli eventi, indottrinati a dovere, non ci importava di morire.Come fanciulli in preda a un gioco incosciente disponevamo di potenza e di spazi in abbondanza e dopo un pò ci allenavamo a lasciarci le spalle la perdita di qualche nostro compagno giunto alla sua ultima stagione in anticipo. Impazzivo per decollare, ma poi ringraziavo la natura per avermi permesso di tornare con quei buchi sulle ali e voltandomi indietro col dolore nel cuore perchè non trovavo più i miei magnifici camerati rapiti, ringraziavo il proprietario del Grande Creato per avermi cullato magari con i serbatoi vuoti ,permettendomi comunque di rientrare ancora una volta a terra”.
Durante quei terribili momenti Ettore perse tantissimi dei suoi migliori camerati.
La fiaccola di rappresentante di pace sembra essersi ormai spenta per il combattente Ettore.
Sui cieli di Malta contrae la Malaria. Quindi torna sulle Dolomiti per un periodo di convalescenza. Nel viaggio di rientro, rincontra una infermiera tedesca più grande di lui.
Nel mezzo di questa clandestina relazione che durerà ben oltre la guerra fra separazioni e ricongiungimenti dovuti agli eventi, nascerà un figlio. Lei lo guarisce, tenta di seguirlo in giro per il mondo qualche volta. Ma sono tante le sue ansie per quegli omicidi che lo accompagneranno e in seguito alla guerra lo porteranno a una grave forma di depressione.
Successivamente a quel settembre del 43’ i rapporti sono controversi e difformi tra loro..
Sembra che, sceso dalle montagne nel 1944, squadracce nazifasciste con un foglio di congedo per motivi di salute, lo catturano nei campi. Ma grazie all’intervento di Trenker, lo destinano a un aeroporto presso Marsiglia dove sembra essere riconosciuto attraverso una foto che lo ritrarrebbe in posa al rientro di una missione di appoggio con Horst Rebroff, il fratello maggiore del cantante Russo Ivan Rebroff, mentre combattono entrambi ancora per le forze dell’Asse .

(In seguito  Horst Rebroff  cambiò il proprio nome in Rippert, per evitarsi  un’ indagine alla sua probabile discendenza  Russo Semitica e che  per anni visse al riparo dai riflettori pur ricoprendo l’incarico di cronista sportivo; confessò l’abbattimento del Lightning P-38 di Antoine de Saint -Exupery avvenuto nel 1944).

Vi è un’ altra versione dei fatti, come risulta dal suo ultimo volo nel “Libretto Caratteristico dei voli”egli sparisce mentre è in missione di disturbo radiolocalizzata con la caccia tedesca.
Altra versione, quella a lui descritta in “Realtà forse” libro autobiografico, lo vedrebbe degente al convalescenziario italiano a San Remo nello stesso periodo fino al 1945.

Nel 1945 ormai l’Europa è un paese governato dalla fame, dalle sofferenze, dai bombardamenti. Montagne di cadaveri lasciano ormai indifferente il giovane ufficiale.

“Ettore visse il periodo più eroico della aviazione. Un momento passato che non esiste più. “

La fiaccola di rappresentante di pace sembra essersi ormai spenta per il combattente Ettore …fino a quando il suocero, una sera del 1945, dopo essere ritornato da una cascina a Firenze dove ha accordato, su raccomandazione di un rabbino un bel pianoforte, lo appassiona con il racconto descritto più in basso alla voce : Il SIMPOSIO DI CUI ETTORE FU FONDATORE.

DOPO LA GUERRA .

Per ironia della sorte, Ettore Malosso si trova, come Werner von Braun a operare a stretto contatto in UK e a Fort Bliss in USA venendo pure in contatto con qualcuno dei quei piloti con cui poco prima duellava sparandogli addosso.

Ettore è poi inviato a Parigi. Infine è a Londra ai tempi in cui nel paese era corrispondente Guido Piovene l’amico del suocero Luigi Maltarello .
Fra le scorrerie degli sbandati che affliggevano l’Italia immediatamente dopo la guerra, rimette in sesto l’aeroporto di Linate Pozzolo con l’aiuto di uno dei suoi colleghi piloti preferiti lo sfortunato Irnerio Bertuzzi, in seguito pilota di Enrico Mattei e vittima dell’attentato del sabotaggio dell’aereo del Presidente dell’Eni.
Comanderà e presterà servizio agli  aeroporti quali Padova, poi è a Venezia, Milano Linate Pozzolo, poi Foggia, Quindi insegna alla scuola di Guerra Firenze.

Durante la Guerra Fredda prende il comando delle famose basi missilistiche segrete del Nord Est scavate dentro le montagne ( Toraro, Tonezza Monte Cimone etc. )

La vigilanza verso i continui tentativi di persone infiltrate per spionaggio dall’URSS. Ma egli non è tagliato per quegli interrogatori..
Opta infine per un posto più accogliente alla NATO e contemporaneamente si mette al servizio di produttori di sistemi per il risparmio energetico. In questo percorso consoliderà rapporti con Manuel Fangio, De Tomaso e altri protagonisti della rinascita industriale Italiana.
Decorato al valore militare, insignito di medaglia Mauriziane e Navigazione di Lungo Corso, divenuto Generale viene proposto per andare a Roma allo Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare in opzione viene candidato a rappresentare il paese alla Nato a Bruxelles. Tutti incarichi tanto, troppo lontani dal volo .Quel volo che lo faceva sentire più vicino all’Universo. Il bel gioco è finito. Ettore nel frattempo si è innamorato un’altra volta, non si candida più a decidere: si è già dimesso scegliendo l’arte.

Il periodo che seguì dopo la seconda guerra mondiale, vide Ettore in un susseguirsi di incarichi che implicavano necessariamente la sua presenza a cerimonie, a rappresentazioni, a party e a feste. Questo tipo di mondanità non faceva più per lui. Ne prendeva presto le distanze, ma intanto anche la stagione verde del pilotaggio stava passando. Tutti quegli impegni, soprattutto per dimenticare quegli assassini legalizzati dallo Stato e dal Re che, da cattolico quale egli era, non gli davano pace.

I sensi di colpa lo portarono ad isolarsi ed è probabilmente in questa fase della sua vita che la di lui migliore parte poetica rompe finalmente gli indugi e lo fa sentire bene.

E’ infine  nella sua seconda vita di poeta e scrittore che a  fianco di Giuliana Bellorini, la seconda moglie, che Ettore  corona  il suo sogno: fondare un  simposio intellettuale a Roma ispirato al modello tramandatogli dal suocero.

Nel merito: il suocero Luigi Maltarello scese in una cascina presso Firenze ad accordare un pianoforte degli Einstein.  Il racconto di quel soggiorno che Luigi fece a Ettore era paragonabile ad un oasi ricca d’acqua in in deserto.  Malgrado la cascina fosse occupata da soldati, essa era frequentata da amici degli Einstein, intellettuali  di spessore come il figlio di Thomas Man. etc…L’idea di continuare  a tenere accesa  la fiamma della cultura, l’idea di fondare un simile  simposio culturale dietro il racconto  del suocero della sua ex moglie  rivela tuttavia  una storia fatta di barbarie. A pochi giorni dall’ingresso delle truppe americane, la moglie e le bambine degli Einstein furono trucidate per rappresaglia di Hitler. Robert Einstein muore suicida. Il suocero di Ettore Malosso, Luigi Maltarello successivamente farà lo stesso.
E a questo punto proprio quando un’ importante fiaccola della cultura, logora e stanca, affaticata sembra spegnersi. La storia di Ettore Malosso, sembra concludersi con la sua brillante carriera. Quand’ecco che da Est qualcuno fa filtrare un racconto bellissimo di Boris Pasternac: Il  Dottor Zhivago.  Ettore vede nella Balalaica della figlioletta di Zhivago quella fiaccola.

Comprende finalmente la grandezza della sua sensibilità, la bellezza della sua missione.
Chi lo incoraggia per prima a farlo è una signorina minuta, raffinata ma dal carattere energico che egli frequenta assiduamente. Regge la biblioteca della Scuola di Guerra Aerea a Firenze.
La Spezia, terra di Georg Sand l’amante di De Bussy, è il golfo ideale per i loro incontri.
La lettura lo affascina. Lei è il mezzo per ritrovarsi di nuovo in quella cascina di campagna dove fanno pic nic. Ettore con lei rintraccia la cascina bruciacchiata presso Firenze. La relazione dura parecchi anni.
Ma è infine con un’altra Giuliana la sua ultima compagna che egli porterà avanti quel progetto:

Quello di un premio Letterario da conferire a scrittori emergenti attraverso il Simposio culturale da lui fondato a Roma.
Giuliana comprende che quell’ affascinante Ettore Malosso, poeta, oltre che scrivere, vorrebbe tanto saper dipingere, ma che con lui si può volare. Giuliana proviene dalle sponde di un bel lago al confine delle montagne Italo -Svizzere.



Dipingerà lei per lui. Quasi quaranta anni li dividono,  ma lui davanti alla fresca nuova bella ragazza bionda con occhi e pelle chiara che contrasta con quella scura di lui …trova la nuova adrenalina per scrivere. E comincia a scrivere senza tregua finchè anche per lo scanzonato poeta -pilota rimasto ragazzo arriva l’ultima stagione.

In punto di morte Ettore Malosso, lascerà  questo messaggio a suo figlio Franco :“ Le prossime guerre saranno combattute drogando i bambini finché essi sono piccoli. Cerca di impegnarti a fare togliere dalle tabelle delle vie delle nostre città i nomi di tutti i generali, marescialli morti per la guerra”.

Ettore Malosso e John Lennon sicuramente nell’epoca di Facebook si sarebbero taggati in buona amicizia.

Ricordiamo questa bellissima frase di Lennon: ” Dobbiamo nasconderci per fare l’amore, mentre la televisone propone senza sosta violenza, la violenza scorre davanti ai nostri occhi tutti giorni”.

Lascia un immenso carteggio che la moglie Giuliana ancora non ha finito di catalogare.
I suoi testi, fino ad oggi pubblicati si trovano su : http://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Malosso
Muore ad Anzio, Roma a 92 anni chiedendo espressamente di non essere ricordato se non attraverso azioni.
Malgrado ciò, al suo funerale una consistente processione li fece omaggio.
Per molti di quelli che lo onorarono, morì semplicemente conosciuto da Poeta.
Nessuno gli rinfacciò quel passato ingombrante, nemmeno il figlio di quel giovane ufficiale inglese che egli aveva abbattuto nel suo primo combattimento, che anni più tardi gli avrebbe voluto fare visita “per conoscere gli ultimi atti di vita del padre “…attraverso il suo carnefice.
Il Generale Bertolaso, suo secondo gregario e fedele amico, vicino di casa, e di tanti voli e combattimenti riusci a pronunciare per l’amico un commovente discorso prima di seguirlo poco dopo.
Ettore Malosso lasciò i sui beni alla Fondazione Culturale che prende il suo nome “Il Simposio”.

Ospiti illustri  de  “Il Simposio” sono stati/sono: Adriana Vitali, Lia Bronzi, Gianfranco Ferri, Giorgio Bertolaso, Romano Mussolini,Analberto Chiaruzzi, Gianfranco Ferri, Paola Leocini, Gianfranco Pascuzzo, Cesare Puccillo,

Parte delle sue ceneri sono state sparse in volo nel mare di Anzio.

MARIO ANDREIS

Biografia scritta da Rita Camporese

Mario Andreis  ( 16 marzo 1893   –   30 Giugno 1974)

Infaticabile autore di moltissime opere e pubblicazioni tra cui citiamo:  Umbrische Reisegeschichtlein.  (Biblioteca Nazionale Firenze)
La forza Creativa della Lingua tedesca  ( Custodita presso l’Accademia Olimpica).
Mario Andreis era nipote di un esattore dei Conti Thurn nativo di un paesino situato ai confini geografici del basso Tirolo. Successivamente la famiglia si trasferì dall’Alto Veronese a Schio dove il padre aveva nel frattempo preso nuovo similare  incarico.
Dimorò a lungo a Vienna nella Hahngasse da dove iniziò a scrivere su Lorelay, La Fata  Renana di Worms e a Vicenza.
MARIO ANDREIS SCRITTORE POETA TRADUTTORE
Andreis fu insegnante di lingua tedesca a Vienna da lui considerata  sempre  la sua  naturale patria. In seguito insegnò a lungo al liceo classico Paolo Lioy di Vicenza, poi  a Koln e Frankfurt.
Sono dovute a lui importanti traduzioni delle maggiori opere letterarie germaniche  dal tedesco all’italiano .
Molte delle poesie da lui composte risentono dell’influsso di Heinrich Heine di cui lui fu traduttore, così dei suoi Lieder prima in lingua Veneta e poi in lingua Italiana.
Lo stesso dicasi per Heinrich Von Kleist.
Mario Andreis inoltre fu massimo traduttore in lingua italiana di Schiller e Schopenauer.
Durante il periodo fascista, riuscì a portare in salvo molti manoscritti condannati altrimenti al rogo dal Fascismo e Nazionalsocialismo.
ANDREIS SCULTORE  CON L’AIUTO DELLE SOLE MANI
Dall’aspetto freddo sotto i suoi occhi azzurri, apparentemente distaccato, era tuttavia attento a ogni dettaglio. Andreis fu così un grande appassionato esploratore ed estimatore di paesaggi montani come di boschi, soprattutto Carinziani.

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Fu apprezzato per l’originale arte che aveva di riuscire a  ritrovare, e quindi assemblare parti di  legno di bosco grezze, facendone combaciare in un opera praticamente senza lavoro umano e così conservandole rispettosamente  nella loro naturale presentazione.
Delle sue naturalistiche composizioni in legno di bosco, la più famosa rimane il suo presepio in gran parte composto di legni trovati ed adattati presso Klagenfurt e oggi custodito presso il Volkskundemuseum  di Vienna.
(Eine Krippe aus Rohholzstucken :Oesterreichisches Museum fur Volkskunde  Wien)
Nel suo studio e presso il Centro Culturale Italiano di Wien ebbe per amici e conoscenti Stefan Zweig,  Thomas Mann, Simon Wiesental, Hans Chaim Meyer (alias Jean Amery), Robert Einstein, e fu acceso simpatizzante di Konrad Lorenz e di Sigmund Freud per il quale tentò senza successo attraverso una fitta corrispondenza prima con lo zio Luigi Maltarello e poi con il nipote, Ettore Malosso, aviatore, in contatto con Vittorio Mussolini di chiedere al padre di intercedere presso Hitler per ottenere l’espatrio delle di lui sorelle. (Archivio biblioteca Ettore Malosso).
In Italia da insegnante formò l’ancora giovane noto scrittore Remo Schiavo.
Nel 1944 durante la seconda guerra mondiale trovatosi nel Veneto con l’incarico di intrattenere collegamento ed interpretariato fra i tedeschi e le autorità locale riusci, rischiando la vita, a  nascondere una signora di Thuengen, dandole rifugio presso i parenti a Caprino Veronese.
Negli anni in cui fu Presidente dell’Accademia Olimpica, dopo aver a lungo assistito la moglie Elisa Concato,
asiaghese ed anch’essa insegnante di filosofia e lettere, egli mise a disposizione della Biblioteca Civica Bertoliana catalogandoli, un gran numero di testi. Testi che altrimenti rischiavano di venire perduti per sempre.
Andreis morì il 30 giugno 1974 a Vicenza chiedendo espressamente che il suo nome non fosse ricordato a Vicenza, nè attraverso lapidi, nè monumenti, nè che gli fossero intitolate pubbliche vie. Non avendo figli, la sua immensa biblioteca comprensiva delle pubblicazioni redatte dalla moglie prof. Elisa Concato contenenti comunicazioni Epistolari, fu ceduta in parte alla Biblioteca Civica Bertoliana, in parte al Comune, in parte ai soci  dell’Accademia Olimpica  previa consultazione  parenti.
Circa 10 anni dopo,  in circostanze mai chiarite, un violento incendio divampò nella biblioteca presso la abitazione di Arcugnano dove erano custodite parte di molte opere della sua vita e i  suoi diari e sul muro venne impressa una stella di David.
Dal rogo si salvò una pregiata enciclopedia  medica affidatagli dalla famiglia von Trapp  in fuga da Trieste e tuttora custodita dal fratello Pio Andreis e dalla moglie Rathia Zurn.
La collana medica fu quindi trasportata da Trieste a  Zurich ed è oggi  rimasta a loro affidata nella casa di  Milano.
In questi ultimi anni  dal Veneto,  fu attivato una richiesta formale all’Autorità Austriaca per ottenere parte di quelle collezioni  dell’Andreis che il Museo di Vienna custodiva.  La richiesta fu motivatamente  respinta.
Opere di Mario Andreis:
1. Andreis, Mario
 Heinrich Von Kleist (nella traduzione in dialetto Veneto di Mario Andreis):
(“Processo par ‘na broca rota” ovvero: “Quando el diavolo ghe mete la coa
adattamento da H. Von Kleist
2.Eine Krippe aus Rohholzstucken : Oesterreichisches Museum fur Volkskunde, Wien
Vicenza : Tip. S. Giuseppe di G. Rumor, 1958?!
Monografia – Testo a stampa [ITICCUSBL500490]La poesia di Adolfo Giuriato / Mario Andreis
Vicenza : Ed. La Cartolibraria, 1955
Monografia – Testo a stampa [ITICCUCUB020458]
3. Andreis, Mario
Un traduttore alchimista: il poeta Angelo Canossi / [Mario Andreis]
[S.l. : s.n., 1951?]
Monografia – Testo a stampa [ITICCUIEI225737]
4. Andreis, Mario
Le origini del Partito d’Azione / Pietro Gerbido [i.e. Mario Andreis!
[S.l.! : Partito d'Azione, [194.!
Monografia - Testo a stampa [ITICCULO1390583]
5. Andreis, Mario
Le origini del Partito d’Azione / Mario Andreis
[S.l.! : Partito d'Azione, [1945?! (Milano : SAME)
Monografia - Testo a stampa [ITICCULO1768362]
6. Andreis, Mario
L’ Africa e la Comunita economica europea / Mario Andreis
Torino : Einaudi, 1967!
Monografia – Testo a stampa [ITICCURAV069378]
7. Andreis, Mario
Alle fonti della lingua italiana : appunti di folclore vicentino / Mario
Andreis
Vicenza : Industria della stampa G. Peronato, 1935?!
Monografia – Testo a stampa [ITICCURML068105]
8. Andreis, Mario
Vocabolario storico etimologico fraseologico del dialetto vicentino
Vicenza : Cooperativa tipografica degli operai, 1968
Monografia – Testo a stampa [ITICCUSBL069915]
9. Canti dialettali delle Venezie : con versioni metriche italiane a fronte /
[a cura di] Mario Andreis
Vicenza : Libreria editrice G. Galla, stampa 1968
Monografia – Testo a stampa [ITICCUSBL103026]
10. Andreis, Mario: La poesia di Adolfo Giuriato / Mario Andreis
Vicenza : Ed. La Cartolibraria, 1955
11. Andreis, Mario
Le origini del Partito d’azione / Mario Andreis (Pietro Gerbido)
[S.l.! : Partito d'Azione, [1945?!
Monografia - Testo a stampa [ITICCUTO01662995]
12. Andreis, Mario
Cantastorie visentin / Mario Andreis
Vicenza : G. Galla, 19..!
Monografia – Testo a stampa [ITICCUVIA071197]
13. Lorelei : poesia germanica / a cura di Mario Andreis
Lanciano : Carabba, 1931
Monografia – Testo a stampa [ITICCUVIA071411]
14. Andreis, Mario
Un giudizio straniero su Antonio Fogazzaro / Mario Andreis
S.l. : s.n., 1933?! (Vicenza : G. Peronato)
Monografia – Testo a stampa [ITICCUVIA101695]
15. Andreis, Mario
Il saggio di Heinrich Federer sul Manzoni : glosse per il giubileo di un
romanzo / versione e postilla di Mario Andreis!
Torino etc.! : Societa editrice internazionale, 1950?!
Monografia – Testo a stampa [ITICCUVIA101696]
16. Andreis, Mario
Heinrich Federer / Mario Andreis
Vicenza : G. Peronato, 1928
Monografia – Testo a stampa [ITICCUVIA101697]
17. Andreis, Mario
L’ umorismo dei Veneti / Mario Andreis
Vicenza : La cartolibraria, 1950?!
Monografia – Testo a stampa [ITICCUVIA101698]
18. Andreis, Mario
L’ elemento germanico nel dialetto vicentino : per un vocabolario regionale
veneto / Mario Andreis
S.l. : s.n., 1957?!
Monografia – Testo a stampa [ITICCUVIA101700]
19. Andreis, Cantastorie Visentin
Vicenza : G. Galla, [1947] (Tip. Gualandi e Cangini)
Monografia – Testo a stampa [ITICCUCUB020457][

La poesia di Adolfo Giuriato / Mario Andreis

Vicenza : Ed. La Cartolibraria, 1955

Altro su Mario Andreis su: http://marjorie-wiki.org/wiki/Mario_Andreis      “

http://www.liveinfriuliveneziagiulia.it/eventi-conclusi/processo-par-na-broca-rotta/

FRANCO VON ROSENFRANZ

La prima volta che incontrai personalmente il Maestro Rosenfranz fu in un viaggio di andata per Los Angeles.Viaggiavamo vicini. Seduto vicino a lui c’ era  Dario Argento:

“Lei è Franco von Rosefranz “ domandai?  “Viaggiate insieme?” Alludendo al regista  Dario Argento che sedeva più in là.

Mi rispose semplicemente, beffardo: “Amo la dolcezza non l’orrore”, ma poi aggiunse: “Ma lei come fa ad apprezzare la dolcezza senza l’’orrore?

Gli chiesi se mi avrebbe rilasciato un’ intervista che potevo vendere: “Certamente rispose”.

Qualche giorno dopo lo raggiunsi nell’abitazione di Hollywood in Bounty Boulevard in una elegante, ma semplice e sobria villetta ricca di campanelle appese che suonavano a quel caldo vento secco californiano.  Il civico confinava con quella di O.J. Simpson . Già al campanello …si udiva la splendida voce di Christian Steffen sua compagna ed intestataria della villa , una voce, la sua voce,che  tra 100 sfumature  era in grado di comprendere e riadattare velocissimamente con repentini cambi il timbro gioioso, all’angoscia, per poi passare contemporaneamente a toni dolcissimi. Christian era la  sua musa californiana. Credo che la voce di Christian fosse perfino più limpida della Joan Baiz” quando  cantava  “Somewhere over the raimbow”.

Guardavo Franco, si  era bello anche di prima mattina quando apriva gli occhi,  al risveglio.

Guardai verso la casa dei Simpson dissi :”Maestro di nuovo orrore e piacevolezza insieme? Egli rispose: “Le vie del piacere come quelle dell’amore,  corrono spesso insieme”.

Fraternizzammo subito. Lui rimase stupito di quanto avevo conservato sulla sua vita, sulle sue esecuzioni.

ROSENFRANZ E I SUOI VOLATILI

Franco ebbe piacere quando gli rammentai di raccontare l’episodio che segue. Era convinto che nessuno lo ricordasse:

“”"Sembra ormai un  lontano ricordo quando il Franco che ricordavo io, faceva il pieno alle feste private esibendosi in concerto con un’anitra bianca e  nera che gli faceva da oboe e un gatto,  pure lui “in frac”, che gli faceva da clarinetto. Come il Rosenfranz riuscisse a trattenerli li e a dirigerli all’imitazione di suoni e con quel timbro , solo lui lo sapeva. Ma che cosa era accaduto?

Provando la “Rapsodia in  Blu” di Gershwin in un eccesso di collera, Rosenfranz era stato mollato dai rispettivi performance dell’oboe e del clarinetto. Il giorno dopo c’era il concerto. Rosenfranz non si perse d’animo prelevò il suo gatto, tale “ Nicolaj “e  l’anatra Flik, se li piazzò di fianco, li munì di microfono, raccomandò al tecnico del mixer di fare attenzione perchè mai prima di allora si erano esibiti in pubblico. Fu un successo. Almeno per lui. Nessuno degli invitati riuscì a capire da dove venissero quei suoni così raffinati, unici e originali, come avesse fatto e quali fossero gli strumenti utilizzati. Ad un tratto un’ anziana signora gli si avvicinò e vide i due :  “Che belli i suoi 2 amici… a loro  manca solo la parola!” Lui superbo  rispose :” Ma non lo capite che non hanno voglia di parlare con noi ?”

Ile du Levant – Franco von Rosenfranz fotografato con parte dello staff che partecipò alla realizzazione del film “L’Orso” del regista Jean Jacques Annaud girato nel Tirolo del Sud

L’AmantFilm del regista Jean Jacques Annaud

In seguito mi risultò chiaro che le dicerie su questo ragazzo, che viveva isolato in un “castello fatato “del Tirolo

come nelle favole di Whalt Disney, erano vere.

Vero era pure che un mio amico padovano molto intraprendente che reclamava un Jingle pubblicitario da lui, si vide respingere dal suo custode al cancello a causa dell’eccessivo scalpitio che egli camminando produceva attraversando il bosco. A nulla valsero i “sussurri” del malcapitato. Il Rosenfranz spiegò che non era più possibile tormentare,  disturbando oltre la licenziosità umana,  i suoi  volatili migratori, che ogni fine anno si ammalavano psicologicamente. Pensava sempre prima a loro che a se e per i primi freddi, prima di svernare al caldo,  provvedeva a mettere amorevolmente  decine  e decine di casette in legno appese agli alberi.  Al poveretto arrivò perfino a dirgli:”Ecco guardi, prenda esempio dai miei Chow Chow. …”

                                                                                                                    ROSENFRANZ   E I SUOI CANI

Credo che la sua colonia di cani Chow Chow

Anna Freud

Marie Bonaparte

provenisse dalla stessa cucciolata da cui Marie Bonaparte aveva pescato quello regalato ad Anna Freud ed i bene informati dicevano che l’altro ceppo Le provenisse  dall’etologo  Konrad Lorenz . Lui però, forse a causa del rapimento a scopo di estorsione e la barbara uccisione di un Chow Chow, sostenne sempre che i cani provenivano rispettivamente  dalla prima fidanzatina Tirolese e poi da un regalo della svizzera Nadia von Turn und Taxis.

Cani, gatti,volatili….non so se Rosenfranz  fu il primo ad  usare i suoi volatili in concerto.

Che fin da giovanissimo  Franco von Rosenfranz fosse noto per la sua impareggiabile capacità di imitazione di  suoni, di strumenti usciti chissà da dove, in particolare  utilizzando animali, ma anche serramenti etc.  non era un mistero .

Ma torniamo al concerto con l’anitra e il gatto al posto dell’oboe e del  clarinetto.

Lui, il Rosenfranz, amante della temerarietà e dell’audacia , ci aveva così tanto preso gusto a farla franca ai concerti in questo stato, che riuscì a replicare più volte  la Rapsodia in Blu, finchè il clarinettista Nicolaj un bel giorno morì d’ infarto e l’anitra andò in depressione. Lui, ostinato, piuttosto che riammettere e chiedere scusa al clarinettista vero e proprio, passò un’ intera giornata a stressare un povero fabbro affinchè sostituìsse Nicolaj con un  serramento che aveva prelevato da un vecchio cimelio, un brigantino inglese . La finestra, aprendosi sulla sua cornice, cigolava emettendo un suono lievemente metallico che tuttavia, non era da meno, simile al canto del povero Nicolaj.

All’epoca il Maestro non aveva nemmeno il pianista stabile ed era obbligato a studiare attentamente e rigidamente le partiture degli orchestrali in modo che egli potesse trovare il tempo di dividersi acrobaticamente fra il pianoforte e la direzione della Rapsodia in Blu.

E’ chiaro che tutto questo accadeva in un’epoca dove, a differenza di oggi, certe unicità sarebbero state malviste piuttosto che apprezzate. La cosa andò avanti a lungo fintanto che arrivarono i primi contratti. Fu per lui possibile trovarsi delle nuove performances stabili che pensionarono definitivamente Nicolaj, Flik oboe ed il serramento. Entrambi furono seppelliti con tutto l’onore  nella tomba di famiglia.”””””

Oggi quello che ho narrato qui sopra  sembra un lontano ricordo… ma il Maestro von Rosenfranz era proprio così prima che qualche sceicco, che qualche principe arabo, o qualche miliardario russo lo  notassero e lo ingaggiassero.

L’AVVENTURA TELECOMUNICAZIONI E SATELLITI

1995 Sono i tempi della deregolamentazione di telecomunicazioni. Rosenfranz non si limita ad investire i proventi dei concerti in azioni. Rileva, partecipa e fonda personalmente società di Telecomunicazioni in tutto il mondo. In meno di un mese volando da una capitale a un’altra riesce a stipulare in 30 giorni 12 contratti sui 15 Stati Sud Americani. In media uno ogni 2,5 giorni. Nei concerti lo sponsorizzano la Mercury – Sat & Wireless, sue all’80%.

Franco scende dall’aereo privato. Esegue il concerto, firma il contratto e riparte. Telmex, Intelcom RSM, direttamente o indirettamente intreccia relazioni con tutte le compagnie di telecomunicazioni del mondo. Prende casa in Chile e diviene partner dapprima con VTR larga Distancia, poi con Entel. Poi mette a punto un telelavoro concatenato fra diversi Stati di opposti fusi orari con L’Hong Kong Telecom fintanto che subentra la Cable & Wireless.

Durante uno dei tanti suoi voli s’imbatte casualmente con almeno una decina di manager di multinazionali di tutto il mondo, tra cui Xerox, Johnson and Johnson, Bausch & Lomb, Amoco e li coinvolge in un’unica cordata, attraverso un imbuto, un collettore produttivo per entrambi, consorziandosi con loro davanti alle grosse Carriers USA. Non una sponsorizzazione, ma un rapporto di reciproca utilità.

Forte di quel consorzio composto di multinazionali americane, si propone ai colossi  MCI e  AT&T. Vincerà la gara Robert Allen con AT&T. Entrerà nel mercato Europeo permettendo chiamate internazionali callback a prezzi più bassi dei gestori nazionali.

Ed è  un successo.

In USA Franco beneficia di un programmatore imbattibile che lavora per la NASA. Contestualmente investe nei servizi di consultazione a valore aggiunto, che si pagano notte e giorno. Viene finanziato con over flow notturno e diurno da investimenti satellitari. I suoi managers intrattengono relazioni e  rapporti con tutte le maggiori compagnie di telecomunicazioni del mondo. Diviene provider della S. Marino Intercom quando essa diviene autonoma da Telecom Italia. Il suo fiore all’occhiello però sono i sistemi sofisticati di rilevamento audio video mobile e fisso via satellite. Fanno la fila da lui governi e governati. Al suo posto, dei managers preparati operano per lui.

Lui non riceve nessuno, la musica lo assorbe.

Rientrata  dagli Stati Uniti riuscii a rintracciarlo nuovamente, ancora per puro caso a Londra.

Mentre uscivo da un concerto alla Royal Albert Hall me lo trovai davanti. Ma questo incontro appartiene meglio al capitolo successivo.

Dicevo…, dopo il fugace incontro casuale a Londra, Franco mi diede un nuovo indirizzo, dove viveva isolato in un maso circondato dal bosco e dal silenzio.

Andai in quel luogo meraviglioso ed incantato. Avevo rimandato parecchi impegni quel giorno. Quando mi presentai, il suo maggiordomo mi disse laconicamente che Franco non poteva ricevermi. Replicai che avrei potuto aspettare anche  per più di 1 giorno se fosse stato necessario e comunque non me ne sarei andata così.

Mi lasciò li ed  io in seguito riuscii ad entrare nelle sue grazie e ad allargarmi dalla sala d’attesa alla biblioteca, all’archivio fotografico, all’archivio di famiglia, alle fotografie di famiglia.Così venni a sapere che le braccia eccezionalmente lunghe del Maestro, e arrangiatore Franco von Rosenfranz, fanno di lui il direttore d’orchestra per eccellenza più adatto alla direzione di brani che richiedono un grande spiegamento di performers. Egli è infatti il direttore d’orchestra con le braccia più lunghe.  Al pianoforte un formidabile prototipo del Maestro von Rosenfranz era il grande Serjei Rachmaninoff che copriva lo spazio di una ottava tra pollice e mignolo.

Ben presto, come per quell’animale selvaggio che deposita e utilizza diversi nascondigli, riuscii a debellare le sue astuzie. Ma i nascondigli erano curiosi, originali e nello stesso tempo divertenti. Sembravano fatti di un misto di ‘abilità e di un bel gioco di caccia al tesoro organizzato da un bambino adulto… Microfilmai tutto quello che potevo riprendere.

Il Rosenfranz arrivò dopo 3 giorni senza neppure scusarsi.

Io dopo altri 2 me ne andai, ma il bottino da studiare con cui lasciavo la  sua casa  era notevole e mi avrebbe permesso di alimentare i miei limiti per diversi anni pensai…

 

Avevo finalmente del materiale che mi incuriosiva sulla vita di questo enfant prodige. Stavo per vendere quel reportage quando accade un fatto nuovo.

Appresi che gli era stato rapito il figlioletto.

CHI C’E’ DIETRO GUSTAV MAHLER E FRANCO VON ROSENFRANZ?

C’è una strana assomiglianza tra il profilo estetico di Franco e Gustav Mahler.

I genitori di Franco von Rosenfranz, come i suoi nonni, avevano un legame fisso in inverno ed estate in un paesino del Tirolo di nome Toblach, oggi in italiano Dobbiaco. E proprio li c’era una casa di villeggiatura di Gustav Mahler….

CHI C’E’ DIETRO GUSTAV MAHLER  E A FRANCO VON ROSENFRANZ  ?

Ogni esecuzione riesce  perfetta, ineccepibile per questo erede del Giovanbattista Trotti, sebbene, scopro nell’albero parentale del Tiziano Vecellio un Rosenfranz che comunque non sembra saper dipingere, ma che ti incanta per sensibilità nelle sue composizioni pianistiche,  quanto nelle sue direzioni musicali.

Quello che io ritengo sia in realtà un Mahler. Perchè? Chi c’è dietro Franco von Rosenfranz? Ecco la mia ipotesi Per certi versi la somiglianza straordinaria tra Franco von Rosenfranz e Gustav Mahler  talvolta è  impressionante.

Forse perchè von Rosenfranz potrebbe in effetti essere il nipote, mai dichiarato, di Mahler: il profilo di Mahler è molto più addolcito in Franco. Ma certi dati somatici  sono presenti come pilastri .

Orbene: il Maestro von Rosenfranz non ha mai fatto mistero  che i suoi genitori, come i suoi nonni ed i suoi parenti  avessero un legame stabile in estate ed inverno presso un paesino del Tirolo, oggi  italiano Toblach, ribattezzato Dobbiaco.

E proprio li c’era una casa di villeggiatura di Gustav Mahler seconda solo ai soggiorni Carinziani. Indagando con la gente del posto, scoprii che Franco aveva per quel luogo un attaccamento sentimentale di tipo mistico e non vi è mai stato un anno che la gente del luogo non ne abbia avvistata la permanenza più o meno silenziosa. Cosa spingeva i progenitori di Franco sempre a recarsi in quel luogo?  Gustav Mahler ebbe 5 fratelli. Alois migrò in USA,  Giustina ed Emma si sposarono e presero altre strade. Alois , migrato in USA fra i tanti lavori saltuari divenne agente dei Rosenfranz Pianoforti. Otto Mahler  si suicidò. Anche la sorella di Vincenzo Maltarello von Rosenfranz: Margherita, moglie del primo ufficiale medico del Re  si suicidò nel palazzo Reale  nello stesso periodo.

Erano in corrispondenza. Coincidenza?

Anche Luigi, il nonno di Franco von Rosenfranz si suicidò successivamente  decidendo di non mangiare più. A nulla valsero le insistenze degli infermieri che lo assistevano privatamente. Otto Mahler invece  si era suicidato con una pistola e Margherita gettandosi giù dal Palazzo Reale.  Quale e quanti segreti si portano dentro queste 2 famiglie? Qualsiasi fosse il loro stato d’animo in quel momento serve fare un passo indietro.  Al  di là di una somiglianza fisica, e fatta di medesimi problemi di fragilità polmonare tipici alle 2 famiglie queste sembrano pure coincidenze storiche  che rimangono nel campo delle mere relazioni.

(Testo in fase di elaborazione non definitivo( continua)

Corre l’anno 1995. Sono gli anni della privatizzazione delle telecomunicazioni. Rosenfranz investe i proventi derivanti dalle esecuzioni delle sue performances musicali in telecomunicazioni e in sofisticate tecnologie di rilevazione di minerali, di metalli.

Ogni evento riesce  perfetto, ineccepibile per questo erede del Giovanbattista Trotti. Eppure, scopro nell’albero parentale del Tiziano Vecellio un Rosenfranz che comunque non sembra saper dipingere, ma che ti incanta per sensibilità nelle sue composizioni pianistiche, quanto nelle sue direzioni musicali.

Quello che io ritengo sia in realtà un  Mahler. Perchè ? Chi c’è dietro Franco von Rosenfranz ? Ecco la mia ipotesi. Per certi versi la somiglianza straordinaria tra Franco von Rosenfranz e Gustav Mahler talvolta è impressionante. Forse perchè von Rosenfranz potrebbe in effetti essere il nipote,  mai dichiarato, di Mahler: il profilo di Mahler è molto più addolcito in Franco. Ma certi dati somatici  sono presenti come pilastri. Orbene: Il Maestro von Rosenfranz non ha mai fatto mistero che i suoi genitori, come i suoi nonni, i suoi parenti  avessero un legame stabile in estate ed inverno presso un paesino del Tirolo, oggi  italiano Toblach, ribattezzato Dobbiaco. E proprio li c’era una casa di villeggiatura di Gustav Mahler, seconda solo ai soggiorni Carinziani. Indagando con la gente del posto, scoprii che Franco aveva per quel luogo un attaccamento sentimentale di tipo mistico e non vi è mai stato un anno che la gente del luogo non ne abbia avvistata la permanenza più o meno silenziosa. Cosa spingeva i progenitori di Franco sempre a recarsi in quel luogo?  Gustav Mahler ebbe 5 fratelli. Alois,  migrò in USA, Giustina ed Emma si sposarono e presero altre strade. Alois, migrato in USA fra i tanti lavori saltuari divenne agente dei Rosenfranz Pianoforti. Otto Mahler si suicidò.  Anche la sorella di Vincenzo Maltarello  von Rosenfranz: Margherita, moglie del primo ufficiale medico del Re,  si suicidò nel palazzo Reale  nello stesso periodo.

Erano in corrispondenza. Coincidenza?

Anche Luigi, il nonno di Franco von Rosenfranz si suicidò successivamente decidendo di non mangiare più. A nulla valsero le insistenze degli infermieri che lo assistevano privatamente. Otto Mahler invece si era suicidato con una pistola e Margherita gettandosi giù dal Palazzo Reale.  Quale e quanti segreti si portano dentro queste 2 famiglie? Qualsiasi fosse il loro stato d’animo in quel momento serve fare un passo indietro.  Al di là di una somiglianza fisica e fatta di medesimi problemi di fragilità polmonare tipici alle 2 famiglie, queste sembrano pure coincidenze storiche  che rimangono nel campo delle mere relazioni.

(Testo successivo in fase di elaborazione non definitivo da collegare al Reportage di Mahler)

Ma che ci fanno il compositore Luigi Maltarello e il  fratello del bisnonno di Franco, Vincenzo in Slovacchia a quell’epoca?  Era molto meglio per loro starsene a Vienna !

Serve tornare indietro nel tempo. Orbene corre l’anno 1857. Essi beneficiando di preziose informazioni da parte degli Asburgo Lorena, si diressero in Slovacchia. E qui, almeno i due  fratelli desiderosi ed impazienti, di aggiudicarsi preziose commesse dentro i confini di quello che era il grande impero Asburgico, furono indirizzati ad andare a Jihlava. A giudicare dalla documentazione di famiglia che ho potuto consultare e che ho potuto vedere, si fermarono in un Ostello in Boemia, più precisamente a Kalischt, oggi Kaliště. I registri della  grossa industria dei Rosenfranz di Vincenzo sono di facile consultazione e ben documentati in quanto il Dazio Austroungarico fece costruire davanti alla loro fabbrica una palazzina per il controllo del dazio. Poi i Savoia presero possesso e continuarono l’opera  seguiti dagli Italiani. Ebbene nel mazzo c’era un registro dei viaggi fatti dall’imprenditore, fra i documenti fiscali della ditta,  fra quelli che oggi definirei ingenui escamotage fiscali, che permettevano di riassemblare a pezzi un piano a Vienna e viceversa e che infine venivano vistati da tale dr. Tirelli, un potente uomo del fisco Borbonico salito coi Piemontesi, che avevano preso possesso della ex fabbrica Astroungarica. Le note sono di terzi se si tratta di pure indicazioni, ma è un dato che mi riservo di appurare. Ci sono dati scritti dal fratello Luigi Compositore e direttore d’orchestra, morto precocemente, forse suicida. Qualcuno, comunque non con la scrittura del Vincenzo, ha ben annotato indicazioni a uno dei due Maltarello. Il percorso, le tappe e i punti dove rifocillare i cavalli. Soprattutto il cambio del fieno presso un Ostello a Kalischt. Quell’ostello è dei Mahler. A meno di un anno da quella prima visita, nasce Isidoro Hermann Mahler. Probabilmente è lui il figlio di Vincenzo. Non credo di Luigi. Ma il piccolo fratello maggiore di Gustav morirà in tenera età. Quella in quel periodo non è l’unica visita annotata nel libro dei viaggi di Vincenzo, che metterà una crocetta proprio nell’anno, nel mese e nel giorno della morte di Isidoro  Mahler. . Nel novembre del 1859 un Maltarello è di nuovo là. Vincenzo con dovizia annota tutto. Scrive + 9 . Poi nel Luglio dell’anno successivo: un“Che fare? “scritto in piccolissimo e a matita.  Potrebbero sembrare gli appunti di un rappresentante che per ingiovarsi il cliente si trascrive  certe date. Ma nel corso di altri viaggi, i registri non riportano alcun’ altra annotazione, salvo con lo stesso stile in matita delle medesime, quella di Luigi il figlio di Vincenzo che deve andare da una segretaria la sera. L’indirizzo e il nome della segretaria coincidono. Ma il nome a matita no.  Nello stesso civico c’è una donna che si chiama col nome di quella  matita. Ma torniamo a quell’appunto del 9 luglio 1860. Ebbene Gustav Mahler  nascerà quel giorno,  quindi 9 mesi dopo il primo appunto trascritto nella prima settimana del 1859 da Vincenzo!  Esaminata da 3 periti calligrafici, dapprima pensavo che le annotazioni a matita erano di Luigi, il compositore e direttore di Orchestra che a Vienna  incise per  Haffling e a Milano per Ricordi,  ma in mancanza della comparativa di Luigi  ho concluso che è quella di Vincenzo, che potrebbe essere il vero padre di Gustav. Luigi era un affascinante, sensibile e vivace direttore d’orchestra e pianista. Morì precocemente giovanissimo in Italia lasciando molte opere dietro se. Alcune finite, altre compiute, altre …nelle ricerca  svolta dall’Onorelli probabilmente giunte per sua volontà a Debussi. Ebbene, io contesto questa ipotesi e pur riservandomi di provarla, sulla scorta dei documenti che ho visto,  ritenendo che in realtà le volontà testamentarie indicarono Mahler e non Debussi come destinatario nel lascito delle composizioni. Perchè questo?  Orbene,  il periodo  di nascita di Gustav Mahler coincide con il  precedente soggiorno di un Maltarello. La somiglianza pure.  Un DNA chiarirebbe definitivamente il dubbio e le tante analogie che ho trovato presso la biblioteca di famiglia del Rosenfranz.  Ma c’è di più. Quando chiesi a Franco: “Ho trovato del materiale nella biblioteca di famiglia che riportava un appuntamento avente oggetto una sua visita  presso la signora che sovraintendeva  il Comune di Jihlava, assessore alla Cultura”, egli rispose: Che cosè Ihala ? Una cosa da mangiare?”  Eppure scommettiamo che se qualcuno si reca là e mostra una foto del Rosenfranz se lo ricordano senz’altro?  Così come si ricordavano bene di un traduttore, il pilota del Jet ed autista tale Petr. Scopro che perfino il vicino di casa conosce questo biondino e me lo indica come una ragazzo in gamba  misteriosamente sparito. Il giovane che dimostra una trentina d’anni a cui lui ha prestato una volta una motosega e l’altro l’ avrebbe restituita perfettamente affilata, direi meglio di come egli l’aveva prestata.  Come mai? Rosenfranz, mi conosce per la mia ostinazione, ma è anche un abile dissimulatore, capace di mandare fuoristrada molto bene anche chi lo rispetta più da vicino. Io comunque forte di quello che già sapevo, gli chiesi, pregandomi di rispondere con sincerità : “Franco che ci facevi a Jihlava nel 1998 con una signora, l’assessore alla cultura del Comune?  Ufficialmente mi dicono che la gente dice che eri là e pensavano per considerare di fare un film…?”Egli rispose  ridacchiando : “Non conosco questo luogo:” Che cos’è?”. Sei proprio una donna ostinata, capace, ma ostinata. Fai pure se ti piace, se troverai qualcuno che ti creda…A me di questa pubblicità non interessa. A chi giova? Che cosa vuoi pubblicare ancora Rita? Tu o chiunque altro non scoprirete niente che io non voglia mostrare, almeno fintanto che non me sarò andato a miglior vita. Non ho segreti, nè col mio pubblico, nè con lui a questo punto”.

E vado avanti. Prima o poi la legge del DNA potrebbe cambiare . ..Un altro aspetto è  derivato dalle perizie calligrafe ancora in corso. Per quanto i Rosenfranz non scrivono mai allo stesso modo. Anzi il Luigi omonimo del compositore e nonno di Franco von Rosenfranz, scriveva in codice musicale Platoniano, tanto che frequentemente gli venivano sottoposte decodificazioni che egli, a seconda del committente, traduceva in tedesco, in dialetto tirolese o in italiano. Nella scrittura, per quanto azzardato possa sembrare,  a dire di tre periti, ci sono elementi di connotazione  riconducibile allo stesso ceppo.

MURUROA E IL RAPIMENTO DEL FIGLIOLETTO

1995  Riprendono anche  i test atomici e test nucleari francesi sull’Atollo Polinesiano di Mururoa, mediterraneo occidentale.

Franco offre a David Newman di Greenpeace la possibilità, a lui e al mondo, di riprendere via satellite quanto realmente accade a Mururoa. E lo fa.  Poi  produce una pioggia di scansioni satellitari pure sui  pescherecci che scaricano le scorie radioattive delle centrali francesi nelle acque del mediterraneo occidentale.

Come premio, riceve un primo avvertimento: un proiettile per posta indirizzato al vecchio ed anziano padre. Ma lui, come se nulla fosse accaduto, tira dritto per la sua strada. Simula disaccordo con la compagna olandese e finge di non avere nessun figlio da cui sembra vivere lontano. Un litigio fra la coppia però  fa emergere la realtà ed i media si sa, non sono come Rita, pubblicano.

Non soddisfatto del servizio satellitare, coinvolge Jacques Cousteau il proprietario della Calypso, ,  Marlon Brando, l’attore  in assoluto più affascinante e bello del mondo che abbia mai potuto vedere; il fratello neurochirurgo di Messner e Vittorio Sgarbi in un’impresa che non sarà mai portata fino in fondo.

E’ l’’aprile del 1995 da Curacao in Antille Olandesi giunge tuttavia la notizia ufficiale del rapimento del proprio figlioletto di 3 anni.  Malgrado tutto quello che lui fa per segretare la notizia, il bambino viene iscritto nei registri dell’Interpol come “Rapito” (Kindnhappen).

Da li a qualche anno  la sua ex compagna si suicida.

Scatena il suo esercito personale privato  fatto di detective ed ex guardie speciali addestrate.

Esplorando su quegli anni ho saputo di due direttori dell’Interpol che saltano… Comunque di quel bambino non vi è più traccia.

Rosenfranz nel frattempo si rinchiude in un silenzio totale per 3 anni.

Nel quarto anno dichiara di essere guarito da quel terribile dolore e che quell’evento gli è stato propiziatorio nella sua vita  per iniziare a fare qualcosa di veramente utile.

Così riappare in Bosnia rischiando  di morire almeno 2 volte:

Franco su “Rivista Life”

nella prima  riesce a portare in salvo dei bambini oltrepassando un posto di blocco

nella seconda gli scoppia una mina vicino mentre dirige un coro all’aperto, ma rimane illeso

nella terza, aggredito vigliaccamente in una chiesa, gli vengono spezzati i piedi, quasi un replay di un fatto accadutogli anni prima che lo aveva colpito in modo solo blando.

Se dovessi inoltrarmi in questo capitolo della sua vita dovrei riscrivere:“Un Uomo”di Oriana Fallaci paragonandolo ad Alexandros Panagolis

Von Rosenfranz dice che in questo periodo l’abbraccio di tanti altri bambini orfani sono stati l’unica medicina che lo guarì, ma non è vero niente. Fece ricorso  perfino all’elettroschok con il risultato che porta dietro di se notevoli buchi di memoria.

Con George Soros, Hillary Clinton ed altri, in Macedonia (ex Jugoslavia) finanzia la costruzione di un villaggio per bambini disadattati ed orfani. In seguito dirige e aiuta una squadra di bambini a prodursi per se strumenti musicali.

Sempre timoroso di perdere il privilegio dell’invisibilità, oggi, salvo che non siano esecuzioni di totale beneficenza, gli si rimprovera  che le sue rare apparizioni sono solo disponibili esclusivamente per un ristretto e limitato pubblico disposto a pagare ciò che lui  pretende

Ma lui risponde : Oskar Schindler con la svastica al braccio salvò milioni di vite. Avrebbe potuto realizzare questo all’opposizione?

La fiaccola della pace è la vera protagonista di questo racconto.

La fiaccola della pace e dell’amore come della fratellanza per quanto la storia abbia potuto infierire.

Questa è la fine del mio racconto.

Chi sarà il prossimo a portare per mano la fiaccola?

Rosenfranz non ha figli ma ne ha adottati tanti

Quali di questi prenderà in mano la fiaccola?

Solo aprendo il nostro cuore, lasciandoci amare di amore vero, quello puro, unico ed autentico che ci viene da la sù, ogni giorno aprendo gli occhi la fiaccola illuminerà i nostri giorni, le nostre azioni e forse il mondo cambierà unito da un’unica grande luce di amore.

Copyright Rita Camporese 2011 Tutti i diritti riservati

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE E FONTI

La fabbrica pianoforti Vincenzo Maltarello in Vicenza
Vicenza – Stab. tipografico G. Rumor, 1905

Alfred Nobel: The man and his prizes.by Schuck, H. et al. Edited by the Nobel Foundation Publishers: Solhmans Förlag, Stockholm, 1950 University of Oklahoma Press, 1951 Third revised, updated and enlarged edition published by American Elsevier Company, Inc., New York, N.Y. 1972

Luis Maltarello .Rep. Munchen Deutschland etc., K.G. Saur, 1987-1996- Archivio Biografico Italiano del Veneto Austriaco .

Bibliografia nazionale italiana: nuova serie del bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa a cura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze. A. 1, n. 1 (gen. 1958)- Firenze, Centro nazionale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, 1958- (CDROM)

Enciclopedia italiana di scienze lettere ed arti. Roma, Istituto della Enciclopedia italiana. 1929-

The new Grove dictionary of music and musician. Stanley, Sadie. 2. ed.. London, Macmillan press.

Opere di Luigi Maltarello von Rosenfranz:

Fonte “L’uomo che regalava la musica” di Bruno Onorelli pag.43 nota tratta a piè di pagina del capitolo: Il primo pianoforte. Edizioni: IL torchio Padova ed. Maggio 2002

Di Luigi Maltarello si hanno opere eseguite con la sua orchestra Klezmer a Wien e tutt’oggi interpretate dal Trio Atenberg Wien. http://de.wikipedia.org/wiki/Carl_Haslinger_(Verleger)

Luigi Maltarello: compositore Veneziano (fonte Österreichische Nationalbibliothek – Hofmeister XIX Marz 1959 : Pag. 39 citato sopra Mozart)

http://www.hofmeister.rhul.ac.uk/2008/content/monatshefte/1859_03.html

Composizioni e direzione sul Tema con Giuseppe Verdi di parti della Traviata (Amusement pour flute avec accomp. de piano sur des motifs de l’opera “La Traviata”/composè par Louis Maltarello).La Traviata andò in scena per la prima volta nel 1853 al Teatro La Fenice di Venezia con Luigi Camerini.

Con Menin Eliodoro:Trio per pianoforte, violino e violoncello / di Luigi Maltarello 1852

Amusement pour flûte avec accomp. de piano sur des motifs de l’opéra La traviata / composé par Louis Maltarello …

Milano: Titus de J. Ricordi , [1858]

[opac SBN] [Musica a stampa] [Monografia] [IT\ICCU\MUS129389]

Fonte:

http://www.internetculturale.it/opencms/opencms/it/ricerca_metaindice.jsp?semplice.y=12&semplice.x=9&q=luigi+maltarello&semplice=semplice&instance=metaindice

Altre Opere di Luigi Maltarello:

Biblioteca del Conservatorio statale di musica Giuseppe Verdi – Milano – MI – [collocazione] A.55.104.38

La mendicante: romanza per soprano con accomp. di pianoforte e violoncello / parole e musica di Luigi Maltarello

Milano : Tito di G. Ricordi , t.s.1858

Monografia – Musica a stampa [IT\ICCU\MUS129390]

Trio per pianoforte, violino e violoncello / di Luigi Maltarello

Milano: Tito di G. Ricordi , [circa 1858]

Monografia – Musica a stampa [IT\ICCU\MUS130435]

Maltarello, Luigi <sec. 19.-20.>

MALTARELLO, Luigi Trio per pianoforte, violino e violoncello – e.1859 Sonata per il

Cembalo solo, con Violino e Violoncello obbligato – T Altenberg Trio Wien – Opus Database www.altenbergtrio.at/?site=archive_opus&from=61…m

L’ amor tradito : romanza drammatica per soprano con accomp. di pianoforte / composta da Luigi Maltarello

Milano : Tito di G. Ricordi , t.s. 1858

Monografia – Musica a stampa [IT\ICCU\MUS234418]

http://www.altenbergtrio.at/?site=archive_opus&from=61&opusfilter=m&q=&lp=eMALTA RELLO

Discorsi ai medici / Pio 12.; [introduzione di Luigi Gedda; a cura di A. Maltarello, A. Bozuffi e M. Marchesi]

Roma: Orizzonte Medico, 1954 (Tivoli, Tip. A. Chicca)

[opac SBN] [Testo a stampa] [Monografia] [IT\ICCU\CUB510239]

Voce biografica Cini, Vittorio, curata da M. Reberschak, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 25, pp. 626-634.

Catalogo OPAC SBN disponibile anche al link: http://opac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/scheda.jsp?bid=IT%5CICCU%5CMUS%5C0129389

Altre fonti sul Maltarello:

http://www.aiduesanti.it/pdf/primavera2007.pdf

Archivio biografico italiano. A cura di Tommaso Nappo. Munchen etc., K.G. Saur, 1987-1996. (MICROFICHES)

Bibliografia nazionale italiana: nuova serie del bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa a cura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze. A. 1, n. 1 (gen. 1958)- Firenze, Centro nazionale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, 1958- (CDROM)

Enciclopedia italiana di scienze lettere ed arti. Roma, Istituto della Enciclopedia italiana. 1929-

The new Grove dictionary of music and musician. Stanley, Sadie. 2. ed. London, Macmillan press, 2001

Walter Bredendiek: Bertha von Suttner – Vorkämpferin für eine Welt ohne Krieg, Stimme der Humanität in unmenschlicher Zeit. In: Ann-Charlott Settgast: Wagnis einer Frau. Berlin 1967, S. 231–246.

Randglossen zur Zeitgeschichte. 1892–1900 und 1907–1914.

Das Maschinenzeitalter. 1889.

High Life. 1886

Ein schlechter Mensch. München 1885

Barbarisierung der Luft. Berlin 1912.

Einsam und arm, Dresde 1896

Rapport van het Symposium ter gelegenheid van de 100ste verjaardag van de toekenning van de Nobelprijs voor de Vrede aan Bertha von Suttner, dat op 18 april 2005 is gehouden in het Vredespaleis in Den Haag.

Briefe an Karl und Luise Kautsky. Hrsg. Luise Kautsky. E. Laub, Berlin 1923

Luise Kautsky: Rosa Luxemburg – Ein Gedenkbuch. E. Laubsche Verlagsbuchhandlung, Berlin 1929

Max Gallo: Rosa Luxemburg. Eine Biographie. Benziger Verlag, Zürich 1993

Kus: La rivoluzionaria Rosa: Le lettere di Rosa Luxemburg, Reviewed by Irene Gammel for the Globe and Mail

Count Harry Kessler, Berlin in Lights: The Diaries of Count Harry Kessler (1918-1937) Grove Press, New York, 1999. Tuesday 28 March 1922.

Rozwój przemysłu w Polsce. (wyd. Książka i Wiedza, Warszawa 1957);

Listy z więzienia. (wyd. Książka i Wiedza, Warszawa 1950 oraz PIW, Warszawa 1982);

Levelek a börtönből (Szikra, 1954)

Válogatott beszédek és írások (Kossuth, 1960)

Paul Frölich: Rosa Luxemburg: Her Life and Work, 1939

Karl Heinz Abshagen, Le Dossier Canaris, Paris, Chavane, 1949, 281 p.

Les Grandes Énigmes de la guerre secrète, Bernard Michal (éditeur), Éditions de St-Clair, 1966, p. 183

http://marjorie-wiki.de/wiki/Mario_Andreis

Reportage sui Rosenfranz   e  Franco von Rosenfranz filantropo,arrangiatore, compositore, direttore di orchestra.

Autrice: Rita Camporese, scrittrice narrativa, studiosa, appassionata di arte e musica, storia dei pianoforti.

Rita è anche ricercatrice di vite straordinarie.

Rita racconta Rosenfranz (relativamente a Franco von Rosenfranz) chi c’è dietro a Franco von Rosenfranz

Franco von Rosenfranz è Maestro di musica classica ed ascoltando le sue esibizioni,  percepirete stile, armonia,  potenza e  dolcezza.

(continua)

Copyright: Rita Camporese 2011 Tutti i diritti riservati

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